Il Tirreno

«Vi spiego perché Mosè non era ebreo»

di Gianluca Uberti

A Voyager l’aullese Davide Baroni racconta il suo libro: «Ci sono elementi per credere fosse egiziano»

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AULLA. Sull’ultimo numero della rivista Voyager, la pubblicazione mensile ufficiale della trasmissione della Rai, c'è un articolo a firma Davide Baroni, aullese e, soprattutto, autore di un romanzo, “Exodus - Il segreto di Mosè”, uscito nel 2015 e sua prima fatica letteraria. Ma che cosa ha spinto la rivista della trasmissione RAI a chiedere a Barone di redigere un articolo di ben 5 pagine per il numero di gennaio? La teoria alla base del libro, ovvero il fatto che Mosè potrebbe essere stato non ebreo, ma egiziano.

A fare propendere Baroni per questa teoria sono elementi quali il nome di Mosè, la circoncisione, la storia della cesta di vimini e il fatto che fosse tardo di lingua. Questi argomenti, che ritroviamo nella Bibbia, nasconderebbero una verità molto diversa e trasformerebbero, in modo radicale, l'esodo biblico. Tutto ciò sarà scoperto dal protagonista del libro, l’archeologo tedesco Mark Ratsel, che riuscirà a risolvere il mistero su Mosè.

«Il mio libro è uscito nel marzo 2015 per Lalli editore di Siena - spiega Davide Barone - e dopo la pubblicazione avevo mandato mail a diverse riviste scientifiche e storiche e dalla redazione di Voyager mi avevano risposto che gli interessava la teoria. Nel mese di novembre mi hanno chiamato e nel numero di gennaio uscirà un articolo di cinque pagine, scritto da me, che parla della teoria di base del mio romanzo».

Una teoria che non lascia indifferenti e che ha avuto origine dopo la lettura di un saggio di Freud, che proponeva la stessa cosa e che è stata avvalorata da molti indizi e da molti studi, visto che Baroni ha letto un centinaio di libri sull'argomento. «Il mio libro si sviluppa come romanzo - prosegue lo scrittore - e, allo stesso tempo, è piuttosto reale. Nell’articolo ho riassunto la mia teoria, mettendo gli indizi principali che portano a pensare che Mosè fosse egizio. Ai redattori di Voyager piacciono le storie alternative che abbiano un fondamento. E nell'articolo c'è anche un box riservato al mio romanzo». Romanzo che ha già vinto due premi internazionali della critica: il “Massa città fiabesca di mare e di marmo” e il “Premio internazionale Michelangelo Buonarroti” di Serravezza. «Sono soddisfatto del successo del libro e ne ho vendute oltre 500 copie in Lunigiana, visto che è piaciuto a molti, anche a chi non ama la storia. Inoltre, è il primo tassello di una trilogia per il suo finale aperto. Infatti, sto scrivendo il secondo volume che si intitolerà "Il bacio di Giuda».

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