Il Tirreno

Morto d’amianto, Inail vuole altri soldi

d Cinzia Chiappini
Morto d’amianto, Inail vuole altri soldi

A Natale la famiglia ha ricevuto una richiesta di 60mila euro di rimborso. L’ente ne chiede altri 10mila per la pensione

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CARRARA. Non c’è pace per la famiglia Barbieri. Ieri la vedova di Mario Barbieri, dipendente di Nca dal 1966 al 1992, morto di asbestosi pleumopolmonare nel 2002, si è vista recapitare una seconda richiesta di rimborso da Inail, dopo quella da 60 mila euro ricevuta subito dopo Natale: la cifra che l’ente pretende di riavere nell’arco di un mese sfiora adesso i 70 mila euro.

Un’altra raccomandata, con una nuova richiesta di rimborso, questa volta da quasi 10 mila euro, consegnata a nemmeno una settimana dalla prima, quella con cui Inail chiedeva indietro 60 mila euro.

L’ha ricevuta ieri la famiglia Barbieri, che tra la fine del 2016 e i primissimi giorni del 2017 si è vista presentare dall’ente un conto da quasi 70 mila euro. E questo perché la sentenza di Appello digradante la richiesta di risarcimento presentata dalla famiglia all’Inail dopo il decesso dell’operaio, ha ridotto di oltre il 40% la stima dell’invalidità riconosciuta in primo grado, portandola dall’80 al 38 per cento, pari a un importo di 60 mila euro.

Ieri la seconda raccomandata, aperta dalla figlia di Mario, Federica, subito dopo pranzo: «Ci chiedono indietro altri 9919 euro… questa volta per le rendite concesse a mia madre in quanto vedova di un uomo deceduto per amianto» ha spiegato in preda allo sconforto la donna, sottolineando che a questo punto, l’ente chiede alla sua famiglia di restituire quasi 70 mila euro appena 30 giorni.

Si tratta di un caso decisamente insolito, come confermano dalla Direzione Rapporti Assicurativi della sede centrale Inail, a Roma, che ieri si è attivata per chiedere alla succursale apuana un report dettagliato sulla vicenda di Mario Barbieri. «Non è nostra consuetudine creare situazioni di disagio così forte» ha dichiarato Agatino Cariola, direttore dei Rapporti Assicurativi della sede centrale di Inail. Il dirigente ha spiegato che il suo ente, sta «cercando di capire quali azioni possano essere messe in atto per gestire il caso in modo intelligente, per valutare anche, ad esempio, le modalità di questa eventuale restituzione».

Il riferimento, implicito, è alla possibilità di una rateizzazione per evitare un salasso da 70 mila euro difficilmente sostenibile per qualsiasi famiglia. Il dottor Cariola assicura che una volta ricevuto ed esaminato il report da Inail Massa-Carrara, il suo ufficio provvederà a «contattare la famiglia per capire qual è la situazione, cos’è successo e concordare nei termini di legge quello che si può fare per rendere le cose meno gravose».

Il dirigente poi, senza entrare nel merito del caso Barbieri, ammette: «Vicende così non sono assolutamente frequenti. Abbiamo avuto sì variazioni nella valutazione dell’invalidità ma, di solito la differenza è per importi minimali…dunque più facilmente gestibili anche per gli utenti». Come a dire che un taglio dell’invalidità di oltre il 40% complica oggettivamente le cose, anche per chi – come la famiglia Barbieri – ha ricevuto in buona fede i rimborsi sanciti in primo grado.

La consegna della raccomandata sotto natale, poi, ammette il dirigente, non è stata certo una scelta felice: «Se la nostra comunicazione è stata burocratica e tale da creare un disagio nella famiglia, me ne scuso anticipatamente. Questa richiesta, recapitata nel periodo natalizio, diventa ancor più spiacevole. Posso dire che cose del genere non accadono così spesso…è stata una comunicazione poco attenta» conclude il dottor Agatino Cariola, assicurando che la vicenda non si concluderà a suon di raccomandate e che anche l’Inail sa avere un volto più umano.

Rassicurazioni che però non sono state giudicate sufficienti dalla famiglia Barbieri che messa al corrente dell’interessamento della sede romana di Inail, tramite Federica, ha dichiarato: «Non accetto scuse. Quello che chiediamo è la rendita di reversibilità per mia madre ed un eventuale rateizzazione del rimborso a tasso zero, onde evitare di dover sborsare il doppio di quanto richiesto per via degli interessi. Altrimenti – ha concluso la figlia, lasciando trapelare tutta la sua rabbia - mi restituiscano mio padre!»

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