Il Tirreno

Il caso delle lettere sbiadite

Il caso delle lettere sbiadite

La scientifica esamina i fogli trovati addosso al corpo senza testa

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MASSA. Una lettera e qualche biglietto scritti un po’ a mano e un po’ al computer con il carattere Times New Roman. Erano in una delle tasche dei vestiti che coprivano il corpo senza testa trovato da alcuni speleologi sul monte Sagro giovedì mattina. L’inchiostro che era impresso su quei fogli è stato sbiadito dal tempo e dalle intemperie, ma il vicequestore Antonio Dulvi Corcione, dirigente della mobile, ha chiesto alla scientifica di fare un miracolo riportando alla luce almeno parte di quelle frasi. Perché la soluzione del caso potrebbe arrivare da lì, da un’indicazione o da un riferimento messi nero su bianco e conservati nel retro dei pantaloni.

Sennò sarà difficile scoprire l’identità di quel tronco senza testa, senza braccio e senza bacino. L’unico elemento che al momento ci fa dire che è un uomo sono le scarpe che indossava: un paio di Converse misura 43. Poco femminili, soprattutto nella taglia. Un indizio da non sottovalutare perché ci dicono altro quelle scarpe: la persona che sul Sagro ha trovato la morte non era un esperto di montagna. Il decesso, in attesa di una data ufficiale da parte dell’esame autoptico, potrebbe risalire all’estate scorsa. Le Converse sono calzatura compatibile con uno che vuole fare una camminata sui monti. Un’escursione senza troppe difficoltà. E questo è il sentiero 38, almeno fino alla Casa dei Pisani. Ma poi cosa è successo? Come è finito in quel canalone? Chissà quante persone sono passate in queste settimane da quelle parti senza vedere niente. Perché non potevano vedere niente: il corpo mutilato è stato trovato dagli speleologi che si sono calati per cercare degli anfratti da esplorare. Altrimenti chissà per quanto tempo ancora sarebbe rimasto lì.

Due le ipotesi della squadra mobile: incidente oppure omicidio. Non si scappa: il suicidio non viene ritenuto possibile, a meno che quei biglietti dicano il contrario. Ma anche l’ipotesi dell’incidente scricchiola. Se l’uomo stava facendo una passeggiata perché nessuno ne ha denunciato la scomparsa quando non lo ha visto arrivare? Difficile pensare alla coincidenza dell’escursionista senza legami: almeno un vicino di casa o qualche conoscente che si sta chiedendo che fine ha fatto deve esserci. Ecco che l’omicidio non è più così un’assurdità. Non da criminalità organizzata, ma più una questione tra persone legate da una storia che ha avuto questo tragico epilogo. Qualcuno che ha attirato l’uomo con le Converse fino a mille metri di altezza e che una volta lassù in cima lo ha eliminato eppoi gettato nel dirupo. Prima però gli ha staccato la testa e forse il braccio (magari aveva un tatuaggio che poteva renderlo riconoscibile). Sembra la trama di un noir ma le cronache spesso superano i romanzi. E non è così impossibile commettere un delitto del genere: prima l’omicidio con l’occultamento del cadavere, poi di notte lo smembramento del corpo.

Certo se qualcuno ha ammazzato quell’uomo bisogna scoprire il movente per arrivare al colpevole. E soprattutto bisogna capire perché nessuno ne ha denunciato la scomparsa. Ed è questa mancata segnalazione a far drizzare le orecchie a Corcione e ai suoi: qualcuno che per prendere tempo (e far cancellare le tracce dalle intemperie) ha taciuto. E questo potrebbe aprire il campo a ipotesi ancora più intriganti. Ma al momento non si può volare troppo con la fantasia, o almeno non possono farlo gli inquirenti. Altrimenti non si arriverà mai alla verità.

Oggi il corpo verrà trasferito nel dipartimento di Medicina legale universitaria di Pisa per l’autopsia e per l’esame del dna. Quest’ultimo non fa sperare grandi cose, mentre l’esame autoptico potrebbe già dire se quella testa mancante è stata mozzata oppure si è staccata per la decomposizione o l’intervento di alcuni animali. Dipende dai segni che il medico troverà: se la colonna risulterà liscia allora siamo davanti a un omicidio e a un giallo davvero complicato, altrimenti è stata una disgrazia capitata a una persona che non aveva nessuno che si preoccupava per lui. A meno che quei biglietti trovati nelle tasche dei pantaloni svelino il gesto volontario di qualcuno che non ne voleva più sapere di vivere. E che per chiudere i conti con il mondo ha scelto la strada più difficile.

Ipotesi in attesa di risposte, ipotesi che stuzzicano il vicequestore Corcione. La storia del corpo senza testa sembra scritta da Antonio Manzini, papà di Rocco Schiavone, o da Andrea Camilleri per il suo Montalbano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web