Gioco
Un “cudurzin” di marmo per Alvise
Paolo Costa crea una scultura dedicata al libro di Lazzareschi
CARRARA. È comparso come fa solo di rado, atterrando nella grande cava del Platano, la cava di Alvise Lazzareschi, il cavatore diventato scrittore grazie al successo del suo libro "La casa del colonnello" edito dalla Rizzoli, il Codirosso spazzacamino, a Carrara conosciuto come cudurzin: una specie protetta di passero, particolarmente intelligente che si costruisce il nido negli anfratti della roccia delle nostre Apuane e che è diventato uno dei protagonisti delle storie scritte da Alvise nel suo romanzo.
Ma questo è un esemplare molto speciale di cudurzin, perché scolpito nel marmo. Paolo Costa infatti, il conosciutissimo artigiano di Carrara, che ha lo storico laboratorio in via Carriona e che conosce Alvise da almeno 20 anni, lo ha scolpito per lui, per fargli un regalo. «Abbiamo voluto fargli una sorpresa per Natale. Sono anni che collaboriamo con lui: il suo è un marmo di ottima qualità che si presta meglio di qualsiasi altro a essere lavorato- dice il figlio di Paolo, Manuele Costa - e così un giorno abbiamo preso dalla sua cava una scaglia di marmo senza spiegargli a cosa ci serviva, l'abbiamo scolpita e poi gli abbiamo regalato il cudurzin, il piccolo passero a cui, chi lo conosce lo sa, è tanto legato". Paolo Costa, che ha scolpito con le sue mani il bassorilievo a grandezza naturale in marmo bianco, ci racconta che Alvise Lazzareschi, nel ricevere l'omaggio inaspettato si è quasi commosso: «Perché Alvise è il cudurzin» spiega. «È l'uccellino dalla coda rossa - racconta Alvise infatti, parlando della leggenda che ruota intorno a questo piccolo pennuto- amico dei cavatori, che vive tra gli anfratti delle rocce e compare per portarci via le angosce e per portarci un po' di pace, per proteggerci: per me ha il potere di uno sciamano, di comunicare con potenze superiori».
Tant'è che nel suo libro, Alvise racconta di un episodio che si dice sia accaduto veramente molti anni fa, quando a un capocava, durante la notte, comparve in sogno il cudurzin e così, interpretandolo come un sogno premonitore, l'indomani il capocava fece fermare la squadra che stava lavorando a una parete, salvandola in questo modo da una tecchia che franò qualche istante dopo. E si dice, stando ai racconti dei più vecchi, che proprio quando la polvere della frana fu svanita nell'aria, a tutti sembrò di vedere svolazzare il piccolo uccellino. «Non so ancora dove metterò questo cudurzin, ma sicuramente per me, come per tutti i cavatori, che facciamo un mestiere così pieno di insidie, come raccontano purtroppo anche le ultime sconvolgenti cronache, è una figura significativa, simbolo di protezione e quindi un regalo graditissimo» commenta Alvise Lazzereschi.
Francesca Vatteroni
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