Il Tirreno

Le nubi tossiche uscite dalla Rumianca

La ex Rumianca
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La ex Rumianca

Carrara, la Corte di Cassazione ricostruisce tre incidenti avvenuti nella fabbrica di Avenza: fughe di arsenico e acido solforico

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CARRARA. I dati aggiornati dello studio epidemiologico Sentieri parlano chiaro: in terra apuana ci sono malformazioni fetali superiori alla media regionale ed oltre 170 morti di tumore in più ogni anno, dovuti alle lavorazioni industriali effettuate all'epoca in cui era attivo il polo chimico e all'inquinamento residuo.
La sentenza Syndial. Delle criticità ambientali e sanitarie del nostro territorio si è occupata di recente anche la Corte di Cassazione, la cui Sezione terza civile, con sentenza n. 3259/2016, si è espressa in merito al ricorso presentato dal ministero dell'Ambiente contro la Syndial Spa, la società del gruppo Eni subentrata all'Enichem, nel contenzioso per l'inquinamento dell'area ex Rumianca, fabbrica che produceva diserbanti, insetticidi ed elementi chimici di base. Con questo atto la Corte romana, presieduta da Angelo Spirito, ha cassato la sentenza impugnata dal ministero, accogliendo il primo motivo del ricorso principale da esso presentato e rigettando come infondati i restanti tre. La suprema corte ha anche rigettato il ricorso accidentale della Syndial, rinviando la causa alla Corte di appello di Genova.
Le fuoriuscite di aresenico e acido solforico. È interessante notare che gli ermellini, nelle 34 pagine della sentenza, non si limitano a ripercorrere le circostanze che portarono alla chiusura della fabbrica avenzina (avvenuta a seguito di un incidente verificatosi il 12 marzo 1984, con un'esplosione devastante che provocò fuoriuscita di diossina e conseguenze a carico di due dipendenti), ma ricordano anche l'elevata tossicità delle lavorazioni e la considerevole quantità di rifiuti inquinanti prodotti dallo stabilimento, rievocando anche altri due incidenti successivi, assai meno noti, avvenuti all'ex Rumianca nello stesso giorno, il 25 ottobre 1988, che causarono "fuoriuscita di arsenico" e "di acido solforico da un serbatoio di stoccaggio, riversatosi nel terreno circostante".
La nube rossa. Un ulteriore incidente si verificò nel 1996, nel corso delle operazioni di bonifica dell'ex fabbrica chimica, quando, svuotando dal basso un silo, fuoriuscì una "nube rossa", costituita da polveri. Quest'ultimo episodio, però, nella sentenza non viene ricordato.
«Nel marzo 1984 -scrivono i giudici romani- fu sottoposto a sequestro penale l'impianto di produzione industriale del diserbante "Effe Esse", sito in Avenza, nel territorio del Comune di Carrara, e di proprietà della Anic, venendo altresì disposta, dal Pretore di Carrara, perizia, a seguito della quale si accertava: che detto diserbante conteneva sostanze altamente tossiche, rinvenute anche in zone adiacenti allo stabilimento, ove erano state accumulate circa 500 tonnellate di prodotti tossici liquidi e solidi" e "che in un rifugio antiaereo ubicato all'interno dello stabilimento erano stati depositati rifiuti presumibilmente contenenti arsenico».
I magistrati ricordano anche "che all'interno e all'esterno dello stabilimento, erano stati rinvenuti contenitori che, per il loro progressivo deterioramento," consentivano lo sversamento nel terreno delle sostanze tossiche contenute al loro interno.
La battaglia legale. La sentenza ripercorre anche la storia del contenzioso legale tra ministero e Syndial, ricordando che il primo atto di citazione, risalente al novembre 1988, fu presentato dal Comune di Carrara, il quale, oltre al risarcimento danni, chiedeva che il tribunale di Massa riconoscesse la responsabilità dell'Enichem Agricoltura per l'inquinamento del terreno e delle falde, causato dalla produzione industriale, e che essa fosse obbligata al ripristino dello stato dei luoghi, effettuando interamente a sue spese la bonifica. Al Comune si associò il ministero dell'Ambiente. Il 5 gennaio 1995 venne decisa la competenza territoriale del tribunale di Genova, ma solo nel dicembre 2007 la causa fu trattenuta in decisione. Il 21 marzo 2008 il tribunale di Genova respinse, ritenendole infondate, tutte le domande proposte dal ministero e dall'amministrazione comunale. Nel giugno 2008 il Comune ed il ministero dell'Ambiente hanno separatamente notificato atto di appello avverso la sentenza di primo grado. Anche la Syndial si è costituita nei giudizi d'appello, contestando le loro richieste, che, il 22 ottobre 2011, sono state rigettate anche nel processo di secondo grado. Dopo che l'amministrazione carrarese ha deciso di non proseguire nella battaglia legale, il ministero dell'Ambiente ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la quale ha accolto solo la prima delle sue quattro richieste, rinviando nuovamente la causa alla Corte di appello di Genova.
Il super legale della Syndial. Fra le aziende citate, in via principale la Syndial Spa (già Enichem Agricoltura, già Anic Agricoltura), che si avvale di un superavvocato come il professor Vincenzo Roppo (lo stesso che ha portato la Cir di Carlo De Benedetti al maxisuccesso da 494 milioni contro la Fininvest di Silvio Berlusconi); Nuova Cisa in liquidazione (già Rumianca in liquidazione); Sir Finanziaria in liquidazione; Società generale mobiliare in liquidazione. Per il ministero, dunque, vista la levatura del collegio difensivo di Syndial, anche la nuova battaglia in appello si preannuncia estremamente difficile

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di Redazione web