Gioco
Villa di Negro vini di nicchia dal sapore antico
A Pegazzana di Bagnone una produzione che affonda le origini alla fine dell’800
BAGNONE. Nel cuore delle colline che dominano il centro storico, sulla strada del suggestivo borgo medievale di Castiglione del Terziere, in località Pagazzana è attiva l'azienda agricola Villa di Negro condotta da Clelia Sartori, dinamica imprenditrice per la quale gli anni non sembrano trascorrere.
Coadiuvata dai figli gemelli Alessandro e Francesco, entrambi avvocati che, quando la loro professione lo permette, non disdegnano il lavoro della terra, Clelia Sartori produce vini di nicchia provenienti da vigneti strappati alla folta vegetazione che circonda la zona, alcuni dei quali di vecchia generazione e quindi ben collaudati.
In più, l'azienda Villa di Negro sta gradatamente ammodernando i filari e, già dalla prossima estate, nuovi vitigni saranno impiantati per poi continuare la produzione di ottimi vermentini, di corposi rossi e di delicati vini da dessert.
Clelia Sartori, originaria di Pistoia, è approdata in Lunigiana grazie al lavoro del padre, Lucio Sartori, che ha svolto per anni la professione di notaio ad Aulla. Successivamente ha conosciuto e sposato Giancarlo di Negro, medico chirurgo all'ospedale di Sarzana, attualmente in pensione, con il quale ha condiviso anche la passione per l'agricoltura, fino al punto di prendere in mano la conduzione dell'azienda di famiglia quando, nel 2006, il referente lasciò l'incarico.
«Lo abbiamo fatto per non lasciare in abbandono degli storici terreni che hanno sempre dato dei buoni vini, oltrechè lavoro a tante persone - dice Clelia Sartori - in una zona che un tempo era conosciuta come "i giardini di Bagnone". Adesso, purtroppo, i boschi sono lasciati a loro stessi, con sterpaglia e rampicanti che avvolgono castagni, faggi e alberi da frutto. Meno male che, attorno agli edifici della nostra azienda, c'è rimasto qualcuno che ancora ha voglia di lavorare la terra e quindi frena un po' questo degrado. Si tratta di gente che non è di queste parti ma che, come me, avendo conosciuta questa zona, si è subito innamorata di essa».
Clelia si riferisce, ad esempio, a Wolfgang, colonnello a riposo dell'esercito tedesco che da qualche anno si è trasferito dalla Germania nell'alta Lunigiana occidentale, prendendo casa proprio a Pagazzana dove lavora la terra e si diletta nella scultura di legno e pietre. Poi c'è Riccardo, ex cuoco di spicco che, per anni, ha lavorato in Baviera e adesso fa il contadino per hobby, ripristinando vecchi campi e orti attorno a una vecchia costruzione che ha riadattato per risiedervi.
Tutte queste persone, dunque, formano una sorta di barriera umana per arginare l'abbandono di terreni che per generazioni hanno dato lavoro e cibo. E, a proposito di alimenti, logico tornare alla produzione di vino dell'azienda Villa di Nigro.
I terreni in località Pagazzana provengono da Carlo Querni, trisavolo di Giancarlo Di Negro, vissuto nella seconda metà dell'Ottocento. Prima della fine del secolo, Querni si recò in Francia per acquistare delle viti di diverso tipo, tra cui pinot nero e merlot. Si racconta che Carlo Querni sia stato il primo nella zona a far usare il verderame sulle viti per combattere la peronospera, il parassita dei vigneti, trattamento che aveva visto usare in Francia.
Col tempo, una parte del vigneto ottenuto dalle piante importate dalla Francia, venne chiamata dai mezzadri "La francesa", anche perchè, la posizione dei filari che si estendono sui primi contafforti dell'Alta Lunigiana, unitamente all'accurata selezione delle uve e all'attenzione durante la vinificazione, rendono il bouquet di questi vini particolarmente equilibrato e armonioso, appunto conferendo aromi, profumi e sapori dei vini d'Oltralpe.
La produzione annua dell'azienda Villa di Negro si attesta sulle 12mila bottiglie, con possibilità di aumento nei prossimi anni.
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