Il Tirreno

Il direttore annuncia: basta matrimoni dentro l’Accademia, puntiamo su altro

Il direttore Luciano Massari dentro l'Accademia di Belle Arti
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Il direttore Luciano Massari dentro l'Accademia di Belle Arti

Luciano Massari ha le idee chiare per l'istituto di Belle Arti di Carrara: più mostre, nuovi spazi e un ruolo culturale che deve essere difeso

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CARRARA. Una lunga passeggiata all’interno dell’Accademia che proprio per le festività natalizie torna a spalancare le porte ai visitatori, senza rinunciare a due passi nel centro storico perché proprio lì ci gli edifici su cui i vertici di Palazzo del Principe "hanno messo gli occhi" per ampliare la l’offerta didattica del loro istituto e non solo.
Il neo direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, Luciano Massari, non ha dubbi: il futuro dell’istituto che ha iniziato a dirigere lo scorso primo novembre è nel potenziamento dell’offerta formativa e didattica anche se, ammette, «anche noi possiamo dare una mano al rilancio della città». Luciano Massari, artista, docente e da poco direttore dell’Accademia si muove tra le stanze di Palazzo del Principe come se fosse a casa, eppure non manca di stupirsi ancora per la bellezza degli ambienti e delle opere che ospitano: «Bello eh!?» Commenta di tanto in tanto, subito dopo aver spalancato la porta di una stanza o aver sollevato il telo che protegge opere più o meno antiche.
Basta matrimoni in Accademia. «La priorità dell’Accademia è l’offerta formativa e didattica. Abbiamo un’identità e visibilità enorme tra gli addetti ai lavori. Anche per questo abbiamo detto basta ai matrimoni… noi abbiamo un ruolo culturale che deve essere sempre mantenuto saldo e dobbiamo fare cose adeguate al nostro nome» spiega il direttore. Quello su cui punta l’istituto è dunque in primo luogo l’insegnamento, con una serie di progetti ad hoc rivolti agli studenti: ovviamente, precisa Massari, questo non esclude la possibilità di “aprire” le porte dell’Accademia alla città. «I nostri docenti fanno un lavoro straordinario sia sulla didattica sia sul recupero del patrimonio, che portano avanti proprio in collaborazione con gli studenti» spiega il direttore, citando a mo di esempio l’opera di “restauro” dei disegni realizzati tra gli anni ’30 e ‘50 che andranno a comporre una mostra. E proprio questa è una delle formule su cui il direttore punta.

«Spazi nuovi per crescere». Massari ha intenzione di puntare, a patto che la città dia al suo istituto le risposte che cerca: «Dobbiamo crescere e allargarci, abbiamo bisogno di spazi sia per la didattica sia per esporre il nostro patrimonio. Per questo chiediamo che una volta ristrutturati Palazzo Pisani e Palazzo Rosso parte degli spazi sia destinato a noi. In fondo Palazzo Rosso ospitava già l’accademia...».L’assessora alla Cultura Giovanna Bernardini fa sapere che ci sta già lavorando ma il direttore non rinuncia a un po’ di pressing: «Le nostre richieste sono chiare: spazi nuovi e il rinnovo delle convenzioni per i locali di Monterosso e della Padula: ma le risposte devono arrivare in tempi brevi, le lungaggini della politica non ci aiutano» spiega. Chiarito quello che la città può fare per l’Accademia, mentre usciamo da Palazzo del Principe per raggiungere il centro storico, chiediamo allora cosa può fare l’Accademia per la città: «Il nostro istituto conta 770 allievi. Loro, come i nostri docenti che arrivano da fuori, vivono praticamente tutti in centro e di fatto compongono il 10% dei residenti di Carrara» inizia Massari. Oltre a questo contributo “demografico”, l’Accademia può collaborare ma il rilancio della città deve partire dall’amministrazione: «Non si inizia certo da zero, basta valorizzare quello che già c’è. Il polo museale, il percorso su via Verdi, funzionano già e vanno solo promossi e potenziati. E poi serve una programmazione annuale sugli eventi per dare più importanza e mostrare al mondo quello che abbiamo e che non molte altre città possono vantare».
Le grandi mostre. Mentre percorre piazza dell’Accademia e si dirige in via Loris Giorgi, Massari ricorda le grandi mostre organizzate in città anche in tempi recenti, da Mauri e Spoerri, e il lavoro di valorizzazione fatto sui giovani: «Ci siamo inseriti in un contesto nazionale e internazionale, senza rinunciare a dare spazio agli artisti emergenti come il painted wall dedicato a Francesca Rolla in piazza delle Erbe». Il problema semmai è che il nostro territorio offre pochi sbocchi a chi vuole costruirsi una carriera nell’arte: «Dove sono i laboratori e gli studi? Se ne contano una decina tra qui e la Versilia. Servono più opportunità, il territorio non è strutturato, non ci sono posti di lavoro…» ammette rammaricato, sottolineando che non a caso dei 770 allievi dell’Accademia solo 30 sono di Carrara: «Solo 7 vivono in centro e di questi appena 3 fanno scultura». Numeri che, insiste il direttore, sfatano il mito dei «carraresi artisti e scultori». Anche per questo Massari pensa a «una sinergia con la Scuola del Marmo, l’Istituto D’Arte e Liceo Artistico». E poi confessa: «Quando studiavo io qui in Accademia c’erano molti più carrarini. Che la nostra sia una città sensibile all’arte è una leggenda metropolitana… Ci sono mostre di livello internazionale che hanno avuto più successo fuori che tra i nostri concittadini» spiega Massari, concludendo con la sua ricetta: più eventi di alto livello per tenere alta l’attenzione su Carrara, cosa che fa bene alla città

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