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Morte di Irene: assolto il pediatra
Per il giudice il decesso della dodicenne non è responsabilità del dottor Biava ma fu dovuto a una patologia fulminante
MASSA. Assolto in base all’articolo 530, il fatto cioè non sussiste (poi nelle motivazioni il giudice Fabrizio Garofalo spiegherà quale comma ha adottato) il pediatra Giorgio Biava, accusato di omicidio colposo per la morte della piccola Irene Del Monte, la dodicenne stroncata da una polmonite fulminante il 10 febbraio del 2013. Il medico, difeso dall’avvocato Adriano Martini, era finito alla sbarra perché secondo i genitori della piccola non aveva fatto tutto il possibile per salvare la figlia. La contestazione più grande era quella di non essere andato in casa di Irene a visitarla. Ed è su questo punto che ha battuto il pubblico ministero Marco Rappelli, che dopo la sua requisitoria ha chiesto una pena di due anni, e la parte civile - rappresentata dagli avvocati Francesco Persiani e Maria Grazia Menozzi -, che ha tentato di mettere un dubbio a Garofalo: se il pediatra avesse visto la malata avrebbe chiesto il ricovero immediato? E all’ospedale avrebbero potuto salvarle la vita?
La sentenza è arrivata dopo una camera di consiglio relativamente veloce, meno di venti minuti. Ma del resto si era capito - come ha sottolineato più volte l’avvocato Martini - che nel comportamento di Biava non era ravvisabile alcun tipo di reato. Perché la polmonite fulminante che si è portata via la ragazzina è stato un evento imprevedibile e anche se il medico fosse andato a visitarla quando la febbre era alta non avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo più avanti. Perché l’aggravamento delle condizioni della dodicenne era stato impressionante per la sua rapidità.
Non è stato un processo semplice. Tante perizie, alla fine il giudice - che nonostante il trasferimento a La Spezia si è fatto associare per non far ripartire tutto da capo - ha dovuto chiedere una superconsulenza per tirare le fila. Secondo il perito nominato dalla famiglia, Gaetano Thiene, patologo cardiovascolare e uno dei massimi esperti in campo di morte improvvisa giovanile - 700 i casi da lui studiati- la dodicenne era morta per una broncopneumopatia, ossia un’infiammazione delle vie aree terminali. E sarebbe quindi bastato un controllo con il fonendoscopio per sentire i polmoni sibilare ed evitare la sua morte. Secondo il pneumologo Venerino Poletti, dell’Asl di Forlì, incaricato dal tribunale di Massa di dare un parere sulle cause del decesso, invece, la dodicenne era morta per una miocardite acuta, e in quanto tale il decesso era «un evento imprevedibile». Ed è proprio questa conclusione ad essere stata particolarmente contestata dalle parti civili. Anche perché è l’unica che ha tirato fuori una patologia cardiaca.
Adesso bisognerà attendere le motivazioni del giudice Garofalo, che si è preso sessanta giorni di tempo per depositarle. Poi la famiglia deciderà se andare in appello oppure no. Certo che un po’ tutti sapevano che sarebbe andata a finire così, perché in aula è rimasto il dubbio. Il dubbio è sempre pro reo.
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