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Omicidio Taibi, le mosse del killer riprese dalle telecamere
Ricostruita la mattinata di Vignozzi: prese il bus per andare a costituirsi. In aulla il giallo delle 500 pasticche di ecstasy
CARRARA. La mattinata da killer di Roberto Vignozzi, ripresa dalle telecamere cittadine e ricostruita minuto per minuto. Anzi secondo per secondo. Dalle 6 e 44, quando venne ripreso dalle telecamere delle onoranze funebri carraresi mentre si dirigeva, in auto, a casa del maresciallo Antonio Taibi, alle 9, 6 minuti e 20 secondi, quanto è segnalato il suo ingresso a palazzo di giustizia dove Vignozzi si è costituito.
La mattinata del killer. In corte di assise a Massa, dove si sta celebrando con giudizio immediato il processo per omicidio a carico dell’ex postino di 73 anni che il 27 gennaio scorso freddò sulla porta di casa il maresciallo quarantasettenne dei carabinieri Antonio Taibi, sono state proiettate delle immagini. Fotogrammi mostrati dal brigadiere Angelo Pellegri colui che subito dopo il delitto si occupò dell’accertamento del percorso svolto da Roberto Vignozzi, prima e dopo l’omicidio. «Una ricostruzione che avviammo subito - ha ricordato sul banco dei testimoni il brigadiere - e in maniera concentrica partendo da via Monterosso 2, abitazione del maresciallo Taibi ». Scorrono sul telone allestito davanti alla giuria popolare (presieduta da Giovanni Sgambati) le prime immagini in bianco e nero, riprese alle 6 e 44. Poi, dopo il delitto alle 7 e 37 sono le telecamere della Unicredit a riprendere l’auto di Vignozzi in via D’Azeglio, direzione Massa-Sarzana, verso mare. Alle 7 e 40 è la telecamere interna del bar Germoglio, a a riprenderlo sotto casa. Dopo una ventina di minuti l’ex postino è ripreso a piedi, sul marciapiede di viale XX Settembre (le telecamere sono di nuovo quelle delle Onoranze funebri), alle 8 e 24 entra nel bar il Germoglio, senza consumare, e infine arriva sulla provinciale dove alle 8 e 41 sale sul bus della linea 75. Alle 9 e 05 è ripreso dalle telecamere del bar del tribunale. Alle 9 sei minuti e 20 secondi entra nel palazzo di giustizia.
Il luogotenente: Vignozzi mi disse, un maresciallo mi ha rovinato. Sul banco dei testimoni si è seduto il luogotenente Walter Calandri, comandante del Nucleo operativo di Carrara. Fu lui, il 12 gennaio dello scorso anno ad accompagnare Alessandro e Riccardo Vignozzi a casa, in attesa della convalida. «Ero arrivato a Carrara da dodici giorni, ricordo che in casa c’era il padre - ha raccontato - ricordo che si mise il giubbotto e mi accompagnò sul pianerottolo. Mi disse: guardi come vanno le cose nella vita, io qualche anno fa feci una grossa vincita, per colpa di un maresciallo dei carabinieri allora in servizio non me la sono mai goduta». Quindici giorni dopo Roberto Vignozzi ha ucciso Antonio Taibi.
Il giallo delle 500 pasticche di ecstasy. Nell’udienza di ieri in tribunale si è parlato del primo arresto di Riccardo Vignozzi, legato all’affaire delle 500 pasticche di ecstasy. Sul banco dei testimoni Emanuele Soggia, coinvolto all’epoca (l’uomo ha patteggiato la pena e cambiato radicalmente vita da allora) nella vicenda. Le 500 pasticche erano state rinvenute, infatti, nella sua auto, come lui stesso ha dichiarato davanti alla giuria. L’uomo si è invece rifiutato di dire chi gli aveva dato quelle pasticche, chi le aveva messe nella sua macchina. Nemmeno di fronte alla domanda diretta del pubblico ministero Alberto Dello Iacono. A quel punto il giudice Giovanni Sgambati ha inviato gli atti alla Procura per la mancata risposta del testimone.
La vicina di casa: non ho sentito cosa si dicevano. La novantenne che vive nello stesso caseggiato della famiglia Taibi, sentita come teste, ha ricordato che la mattina presto del 27 gennaio, mentre usciva per andare a fare delle visite vide il maresciallo parlare con un signore. «Ma non ho sentito i discorsi». Il pm le ha ricordato che subito dopo il delitto aveva invece dichiarato di avere sentito il maresciallo dire : «Cosa vuoi, perchè hai suonato a casa mia». La signora ieri ha invece detto di non aver sentito nulla.
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