La protesta
Cave, sequestro respinto ora si attende il riesame
CARRARA. La Procura di Massa-Carrara continua a tenere alta l’attenzione sulle cave apuane. La richiesta di sequestro preventivo di alcune aree di cava, avanzata dal procuratore generale Aldo...
CARRARA. La Procura di Massa-Carrara continua a tenere alta l’attenzione sulle cave apuane. La richiesta di sequestro preventivo di alcune aree di cava, avanzata dal procuratore generale Aldo Giubilaro è stata respinta dal Gip: ma la Procura è andata al riesame e adesso si attende l’esito dell’udienza. Udienza che - nel caso desse ragione alla Procura - potrebbe quindi dare il via libera al sequestro preventivo di parte delle cave passate al setaccio nel corso di questi mesi.
La Procura prosegue la maxi inchiesta su paesaggio ed escavazione che finora ha visto nel registro degli indagati 13 aziende del monte per reati ambientali. Il procuratore Aldo Giubilaro proprio nell’ottobre scorso ha annunciato nuovi 5 indagati per il prossimo mese. «Oltre alle 13 imprese finite nel mirino dell’inchiesta – aveva precisato il procuratore – stiamo continuando a passare ai raggi X la lavorazione al monte. Si tratta di cave dove i nostri sopralluoghi e le nostre visite hanno dato i risultati previsti». Si tratta di ispezioni dietro denunce e sospetto di reato. E a questo lavoro della Procura è legata anche la richiesta di sequestro preventivo legato alle ipotesi accuasatorie dimarmettola sversata, ravaneti abbandonati, piani di coltivazione non rispettati, disboscamento. Finora sono finite nel mirino della Procura le cave Madielle Marianna, Madielle, Valsora Palazzolo, Valsora, Canalbianco Torano e dal prossimo mese l’elenco sarà allungato. E il procuratore proprio ad ottobre, durante il blitz in elicottero sopra i bacini apuani aveva annunciato il prosieguo del monitoraggio con una nuova tranche dell’inchiesta sul marmo che dovrebbe vedere allungato il registro degli indagati. Le imprese non in regola dovrerbbero salire da 13 a 18. Un lavoro, quello certosino della Procura, che ha preso le mosse dalle denunce di ambientalisti e associazioni: da qui sono partite le verifiche, cava per cave, e l’individuazione di eventuali ipotesi di reato. L’intervento della Procura viene sostenuto dal prezioso lavoro della Guardia forestale oltre alla collaborazione di consulenti scientifici ed esperti in materia. (a.viv.)
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