Il Tirreno

Crac Volpi, la procura chiede 12 anni

di Libero Red Dolce
Crac Volpi, la procura chiede 12 anni

Nessuna attenuante generica. Richiesti sei anni e sei mesi per i tre professionisti accusati di istigazione alla bancarotta

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Nessuna attenuante generica, massimo della pena e la richiesta di alcune aggravanti. Linea risoluta quella della pm Roberta Moramarco per i protagonisti del crac Volpi, che vede coinvolto l’imprenditore carrarino dell’edilizia Giuseppe Volpi e tre professionisti che avrebbero collaborato con lui, accusati di bancarotta fraudolenta. La richiesta per Volpi, da tempo latitante, è di 12 anni e per la pm sono da escludere le attenuanti generiche proprio in virtù della sua irreperibilità. Per i tre professionisti, Bruno Tavarelli, avvocato carrarese, Stefano Della Santina, commercialista carrarese e il consulente italo svizzero Rudy Cereghetti la richiesta è invece di sei anni e sei mesi. Anche in questo caso senza le attenuanti generiche. Durante la sua lunga requisitoria di fronte al giudice Fabrizio Garofalo, durata quasi 2 ore, la pm ha ricostruito la vicenda del fallimento dell’impero immobiliare Volpi Holding, che aveva la sua sede a Massa. L’imputazione sulla quale si impernia tutto il quadro accusatorio è la creazione di un labirinto di società per mascherare e rendere il più possibile difficile ai creditori, dopo il fallimento della società e del tentativo di concordato, il recupero delle somme pendenti. Secondo la sostituto procuratore, Volpi e le altre persone coinvolte nell'indagine, sarebbero stati promotori di società create appositamente per distrarre beni e capitali dal gruppo fallito, tramite la gestione di beni immobiliari per depauperare il patrimonio del gruppo.

Sulla posizione di Volpi, sostiene Moramarco, «non ci sono particolari dubbi». Ripercorrendo a ritroso le indagini la pm ha ricordato come prima del fallimento ci fosse stato un tentativo di concordato e, come emerso dalle indagini della guardia di finanza e dalle dichiarazioni del curatore fallimentare, gran parte degli immobili di Volpi era in mano ad altre società che in un modo o o nell’altro continuavano a fare capo all’imprenditore. Con alcune caratteristiche comuni a tutte le società: le parti acquirenti degli immobili erano società filtro riconducibili a Volpi, il prezzo di vendita degli immobili e il metodo di pagamento. Una parte della somma, più piccola, veniva fatturata (anche se poi non c’era traccia del passaggio) e il resto consisteva nell’accollo del mutuo dell’immobile. Quindi i beni passavano da Volpi a società filtro e da queste a società terze.

«In sede dibattimentale – ha dichiarato la pm – è emerso come il vero dominus di questa rete di società fosse Giuseppe Volpi. Le società estere, lussemburghesi o statunitensi, avevano in Italia rappresentanti legati all’imprenditore».

Durante la requisitoria gran parte dell’attenzione della pm si è pero concentrata su alcune registrazioni audio rinvenute nel pc di Volpi durante una perquisizione e recuperati dal consulente del pm Giuseppe Bottiglioni, esperto analista informatico. Moramarco definisce i file audio «illuminanti, perché forniscono uno spaccato chiaro della genesi delle operazioni poste in atto da Volpi e dai tre professionisti per mettere in piedi le società filtro. Nonostante i dubbi della difesa, che li ritiene inutilizzabili, ritengo che non essendo intercettazioni non c’è bisogno della terzietà di chi le ha acquisite e perciò perfettamente utilizzabili». E ne ha citato ampi stralci.

Proprio su queste intercettazioni si gioca infatti la partita sulla sorte dei tre professionisti. Per l’accusa da queste emerge un programma criminoso determinato, con le rispettive professionalità, a distrarre gli immobili esistenti della Volpi Holding. Prima del ritrovamento dei file infatti i tre non erano stati coinvolti nè iscritti nel registro degli indagati.

Moramarco, citando da una conversazione risalente al 2005 tra Della Santina, Volpi e Tavarelli, ha riportato un passaggio in cui quest’ultimo rivolgendosi all’imprenditore diceva «o le banche non si rendono conto di quella che è la situazione o non si accorgono che le stiamo inchiappettando».

Per la pm dunque c’era piena consapevolezza da parte dei professionisti del progetto in atto, che con la loro condotta avrebbero contribuito a finalizzare. Ritornano spesso infatti le frasi “opporre filtri” e “operare drenaggi”, riferendosi nel primo caso al labirinto di società creato che poi avrebbero dovuto portare via, “drenare” appunto, i soldi dalla Volpi Holding.

Il problema adesso è tutto giuridico. Bisogna capire, nel caso dei professionisti, se il loro ruolo, l’istigazione come l’ha configurata la pm, è penalmente rilevabile e perciò punibile.

La requisitoria dei legali dei tre professionisti è cominciata ieri e si concluderà il 21. Finora ha parlato Alessandro Bini, legale di Volpi, e hanno cominciato il loro intervento gli avvocati Andrea Callaioli e Antonio Bonacci che difendono Tavarelli. Si riprende il 21.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web