Italia
Cinque mesi per avere il metano ma poi la conduttura è da rifare
Carrara, l’allaccio non è a regola d’arte, via i contatori appena installati e la casa nuova non può essere abitata. “Vittima” della disavventura l’imprenditore Antonio Forti che dice: colpa delle utility monopoliste
CARRARA. Cinque mesi di attesa per avere l’allacciamento del gas nella casa nuova. Poi, quando tutto, sembra a posto, quando la famiglia pensa che, finalmente fornelli e termosifoni potranno essere accesi (e la casa abitata), il contrordine: sorry, la conduttura è stata fatta male, dobbiamo smontarla.
È una storia scoraggiante quella che racconta il signor Antonio Forti: una storia che racconta di come i cittadini siano sostanzialmente impotenti di fronte ai disservizi delle grandi aziende di “utility” che forniscono servizi essenziali come l’acqua, il metano, l’ettricità.
Tutto comincia, ricostruisce il signor Forti, il 15 luglio scorso: «È il giorno in cui faccio domanda per allacciamento: tonnellate di carte, firme lungaggini, 1.400 euro da pagare, e ottengo il contratto. Però, passano quattro mesi in cui non succede nulla. Soltanto a novembre si attiva una ditta subappaltatrice che realizza l’allacciamento. Ci impiega un mese, mentre mia figlia, è lei che deve andare ad abitare nella nuova casa in via Cairoli a Marina, deve aspettare, ospite nella mia abitazione con la famiglia. Nel frattempo, Enel aveva già fatto in tempi brevissimi i suoi allacci, E così Gaia: tutto liscio, veloce. Parevano giapponesi al confronto». Ieri, l’epilogo: l’allacciamento è finito, arrivano i tecnici dell’Italgas per installare i contatori. «Alle 14 era tutto pronto. Bene ci siamo, ce l’abbiamo fatta, ci siamo detti». Invece no. Due ore dopo, racconta ancora Forti, «i tecnici tornano e dicono: “Spiacenti ma dobbiamo togliere i contatori, l’allaccio non è stato fatto a regola d’arte, deve essere rivisto”. E si portano via i contatori». Risultato: la figlia ancora senza casa e tanta rabbia: «Ora dovranno ributtare all’aria tutto. Mi domando quanto altro tempo dovremo aspettare e, soprattutto, mi domando: perchè non hanno controllato prima, a cantieri aperti, la correttezza dei lavori? Perchè non hanno fatto verifiche sulla ditta appaltatrice? Perchè a pagare per un errore altrui deve essere il cittadino? Guardi, se fosse successo a me di fornire marmo difettoso a un cliente, ci avrei rimesso, eccome. Qui, invece, paga il danneggiato: si approfittano di essere monopolisti».
Ora, va detto che Antonio Forti è una persona “in vista”: è un noto imprenditore del marmo, ha un cognome importante, soldi e influenza. Ma, niente da fare: burocrazia e disservizi non guardano in faccia nessuno, non fanno distinzioni di classe, sono “democratici” quando tartassano i cittadini.
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