Il Tirreno

«Cave chiuse per chi viola le norme»

«Cave chiuse per chi viola le norme»

La proposta di Legambiente per il Regolamento: subito stop al diritto di concessione anche in caso di infortuni non gravi

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CARRARA. Hanno seguito praticamente tutte le sedute della commissione Marmo dedicate alla riforma del Regolamento degli Agri e hanno presentato le loro “controproposte”: sono gli esponenti di Legambiente Carrara che, in materia di sicurezza chiedono lo stop all’attività per chiunque violi le norme, anche in caso di infortuni non gravi. Una proposta che, dopo l’ennesima tragedia in cava assume un significato ancora più forte.

«L’attività estrattiva deve essere orientata unicamente all’interesse pubblico»: è questo il principio ispiratore delle proposte di Legambiente che ha inviato il testo al sindaco e ai consiglieri comunali qualche giorno fa, dopo che la commissione Marmo ha chiuso il dibattito sul testo “riformato”. In questi giorni di dolore per la morte di Mauro Giannetti - il quarto operatore del lapideo a perdere la vita in un incidente nel corso del 2016 - anche gli ambientalisti sottolineano l’importanza degli articoli dedicati al tema della sicurezza: «Noi chiediamo la messa a punto di un protocollo dettagliato, in collaborazione con Asl che indichi le norme da seguire per la sicurezza a cui attenersi in ogni fase della lavorazione: in caso di violazioni si ritira la concessione o l’autorizzazione, con o senza incidenti» spiega Maria Paola Antonioli, presidente dell’associazione, precisando che «sì esiste già un testo di riferimento, ma deve essere ancora più preciso e vincolante». E questo perché, finora, l’amministrazione per “sanzionare” eventuali trasgressori, ha sempre aspettato la magistratura: «Spesso i tempi sono molto lunghi e alla fine il municipio non fa nulla…con un protocollo in mano, accertata la violazione, invece si potrebbe fermare l’attività revocando l’autorizzazione» insiste la presidente di Legambiente. Il tutto ovviamente, aggiunge Maria Paola Antonioli, «accompagnato da corsi di formazione che permettano a ogni singolo lavoratori di sapere come comportarsi» e associato a un «contingentamento dell’attività estrattiva, partendo dal presupposto che solo le cave che hanno materiale buono possono essere autorizzate…anche questo fa parte della sicurezza» insiste la presidente. Le proposte degli ambientalisti per il nuovo Regolamento riguardano tutti i 23 articoli del testo. Sul fronte della tutela di fiumi e sorgenti Legambiente chiede «la rigorosa pulizia di tutte le superfici di cava, il divieto di scaricare marmettola e terre nei ravaneti e di impiegarle nella realizzazione di rampe, nonché l’obbligo di stoccarle in contenitori a tenuta stagna» al motto «cave pulite come uno specchio». Per quanto riguarda rischio idraulico, l’associazione conferma che le amministrazioni hanno finora agito come «fabbriche del rischio alluvionale» e propone di «rimuovere integralmente i ravaneti esistenti e di ricostruirli con sole scaglie pulite, eliminando cioè marmettola e terre». Sugli aspetti più prettamente economici Legambiente boccia la bozza di regolamento che «insiste nel prevedere un canone annuo fisso per tutta la durata della concessione» e chiede piuttosto «un canone unitario (cioè a tonnellata) basato sul reale valore di mercato del marmo effettivamente estratto, stabilito dall’Osservatorio dei prezzi sulla base della qualità del marmo e della tipologia dei materiali». Sulla durata delle concessioni, poi, gli ambientalisti vorrebbero limitarla a 10 anni, a fronte degli attuali 29, con la possibilità di incrementarla ma solo in proporzione ai blocchi lavorati nella filiera locale: un prolungamento a scalare da 13 a 25 anni per chi lavora in zona tra il 60 e il 100% dei blocchi.

Cinzia Chiappini

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