Il Tirreno

In mille: Mauro è qua e canta con gli ultrà

di Cinzia Chiappini
In mille: Mauro è qua e canta con gli ultrà

Il silenzio della curva Nord rotto da applausi, fumogeni giallo azzurri e cori Una gigantografia del cavatore morto sugli spalti: nel cuore dei tuoi compagni

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CARRARA. Il silenzio di uno stadio praticamente vuoto e poi l'arrivo alla spicciolata degli ultrà che riempiono la curva nord, la stessa dove Mauro Giannetti ha trascorso tante domeniche a tifare la squadra del cuore. Sulla recinzione dello Stadio dei Marmi, i tifosi hanno appeso una gigantografia del loro amico, morto lunedì nella cava dove lavorava. C'è scritto “Nel cuore dei tuoi compagni” e c'è uno scatto di Mauro, che indossa una maglietta azzurra, come quella della Carrarese e ha lo sguardo un po' trasognato. Poi un po' all'improvviso scoppia un primo, breve applauso. Sul prato è scesa una delegazione degli ultrà massesi, amici/nemici dei tifosi gialloblu: in questo momento di dolore, le due curve hanno messo da parte l'agonismo sportivo e i sostenitori della squadra d'oltre Foce si sono presentati al Dei Marmi, con un mazzo di fiori e un pallone per Mauro. Poco dopo è la volta della formazione della Carrarese. La nord, dove sono schierate almeno un migliaio persone, la accoglie con un altro applauso. Si sono ritrovati tutti qui, allo Stadio dei Marmi dove per anni hanno condiviso gioie e dolori sportivi, per dare l'ultimo addio al loro “compagno” di tante domeniche, Mauro, uno che i colori giallo/blu li aveva stampati nel cuore. Si attende l'arrivo del carro funebre dall'obitorio di Carrara dove il corpo del cavatore ha aspettato il nulla osta della Procura per la sepoltura. L'attesa è rotta dall'entrata in curva del fratello, Stefano: molti tifosi si avvicinano, lo abbracciano. Qualcuno nasconde le lacrime dietro le sciarpe. Stefano si mette sulla prima gradinata, in basso davanti a tutti. Appoggia le mani alla rete e guarda il campo, vuoto. I suoi occhi si perdono in chissà quali pensieri: lui, suo fratello, s'è le visto morire a pochi metri di distanza, schiacciato da un blocco di marmo di quella cava che gestivano insieme. L'ingresso del carro funebre distoglie tutti dai pensieri. L'auto su cui viaggia la salma di Mauro, stracolma di corone di fiori, entra direttamente dentro lo stadio, percorre mezzo giro di campo e si piazza sotto la nord. Gli uomini delle onoranze funebri aprono il portellone, in modo che i tifosi possano vedere la bara, su cui è deposta una maglia della Carrarese con le firme di tutti i giocatori. La curva esplode. All'inizio è un lunghissimo applauso, accompagnato dallo sventolio delle bandiere e dai fumogeni arancioni, bianchi e poi ovviamente giallo-blu. Qualcuno grida “Mauro, Mauro”: questo non è un coro da stadio, ma un urlo di dolore. Tra gli ultrà ci sono tanti amici d'infanzia, tanti coetanei cresciuti con lui, accomunati dalla stessa passione per il calcio, prima da giovani giocatori poi da tifosi. Il carro funebre si piazza sotto la curva e i colpi di tamburo danno il tempo al battito delle mani. L'applauso si trasforma in un ritmo sempre più accelerato, un “crescendo”, che ricorda il vecchio motore delle locomotive a vapore. L'affetto degli ultrà per il loro amico che non c'è più, la rabbia per una vita spezzata troppo presto, si sfoga adesso sì nei cori da stadio: «Noi non ti lasceremo mai, noi non ti lasceremo mai, al tuo fianco sempre noi sarem». Entra un altro striscione, portato da una manciata di tifosi: c'è scritto “Ciao Mauro la Nord ti saluta”. I fumogeni si levano in cielo e mischiano i loro colori nel cielo sopra lo stadio dei Marmi. Intanto anche la tribuna si è riempita di persone. «Mauro è qua e canta con gli ultrà» intonano dalla Nord, quasi i tifosi e gli amici non volessero arrendersi al pensiero che il quarantaseienne se ne sia davvero andato. Lo chiamano, gridano il suo nome, gli dedicano i loro cori, quasi a tenerlo ancora un po' lì con loro, sulle gradinate della curva. Il carro funebre si rimette in moto, sfila avanti ai calciatori: qualcuno piega il capo in segno di rispetto, altri si fanno il segno della croce. C'è anche chi si baciano le dita della mano e tocca l'auto, in segno di affetto al tifoso scomparso. Intanto gli ultrà gridano il nome di Mauro, accompagnandosi con il battito delle mani. Lo Stadio dei Marmi ha reso un degno omaggio al suo tifoso.

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