Toscana
«I morti sono troppi è il momento di fermarci tutti»
Fuori dalla chiesa gli operai di una azienda metalmeccanica «Siamo qui per chi vuole portare la pelle a casa ogni giorno»
CARRARA. Chiesa della Santissima Maria Mediatrice. Una folla nutrita e composta attende l'arrivo del carro funebre con la salma di Mauro Giannetti. L'auto si fa largo tra la ressa della gente che si è fermata in mezzo a via Villafranca, chiusa al traffico in concomitanza con la cerimonia funebre. Tanti cavatori, moltissimi amici, gli ultrà della carrarese, i rappresentanti di istituzioni e sindacati. Nella moltitudine di persone spicca una macchia arancione fluorescente. Sono i lavoratori della Vivaldi & Cardino Spa, una ditta di Milano che opera nell'indotto di Ge.Oil&Gas. Hanno le facce scure, quasi arrabbiate. Parlando con loro si capisce perché. «Mauro? No, non lo conoscevamo. Forse qualcuno, ma non tutti. Insomma non siamo qui perché era nostro amico» spiega Renzo Puntelli che i colleghi indicano come il loro “rappresentante”. Una quindicina di metalmeccanici che ha aderito allo sciopero indetto in concomitanza con i funerali e – invece di starsene a casa – ha deciso di esserci, di presentarsi in chiesa, per portare il cordoglio alla famiglia, dicono, e manifestare la loro solidarietà di lavoratori. E hanno deciso di farlo indossando non l'abito buono della domenica, ma la tuta da lavoro, indossata con orgoglio, come un simbolo di "militanza". «È un segno di rispetto per un lavoratore morto mentre svolgeva il suo mestiere, un segno di affetto a uno che si guadagnava il pane onestamente... ci dispiace vedere che siamo stati i soli ad avere questa idea» dicono i colleghi di Puntelli. «Ci è sembrato un dovere essere qui. Non si può partire la mattina, per andare a fare il proprio mestiere, senza avere la certezza di riportare la pelle a casa» aggiunge il “portavoce” designato dal gruppo che, accennando alla lunga scia di vittime delle cave di marmo commenta, «E' intollerabile. Dobbiamo fermare tutto, prenderci del tempo e riflettere sul perché sta succedendo tutto questo… i morti sono troppi non può essere sempre la fatalità». Ritmi di lavoro troppo elevati, norme sulla sicurezza ignorate, leggi che tutelano sempre meno i lavoratori, qual è secondo questi lavoratori il nocciolo del problema? «Ne dovremmo dire troppe, ma oggi non è il giorno delle polemiche» risponde una tuta arancione mentre gira nervosamente intorno al gruppetto dei colleghi. «Bisogna fermarsi – insiste Puntelli – si lavora troppo velocemente, le richieste sono eccessive, le tasse in busta paga troppo alte...». Intanto arriva il carro funebre. I lavoratori della Vivaldi & Cardino Spa si stringono tra loro. La bara viene portata in chiesa. Le tute arancioni rimangono fuori, con lo sguardo basso. Intorno a loro gli amici e i colleghi di Mauro, difficile distinguerli oggi. Nessuno indossa gli scarponi sporchi di marmettola, nessuno ha in testa il casco giallo da cantiere. I metalmeccanici della Vivaldi & Cardino Spa sono i soli in tenuta da lavoro. Gli unici ad aver avuto l'idea o forse il coraggio di mostrare a tutti la loro solidarietà "da lavoratore a lavoratore".
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