Il Tirreno

La città è piena, ma c’è poca voglia di sorridere

di Libero Red Dolce
La città è piena, ma c’è poca voglia di sorridere

Il parroco: «Il pensiero deve andare all’operaio e alla famiglia» Critico l’ex consigliere Musetti: «La festa andava rinviata»

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CARRARA. «Il ricordo di Mauro Giannetti sarà vivo durante l’eucarestia, lo incontreremo incontrando Cristo nella preghiera». Don Raffaello Piagentini si rabbuia mentre, parlando della celebrazioni per S. Andrea, patrono della cattedrale di Carrara e festeggiato ieri in città, il pensiero si volge alla tragedia in cava di lunedì. «Il cristiano deve avere sentimenti di partecipazione, altrimenti non è cristiano e neppure uomo. Un fatto come quello di ieri è tremendo, perché toglie a una famiglia affetto e anche il sostentamento materiale. Il pensiero della città non può che volgersi a chi è andato via e a chi è rimasto».

Per le strade la città si è riempita. Il centro è pieno tra acquisti di croccanti, il pigro abbrustolirsi delle castagne e il taglio della porchetta. La tradizione sopravvive agli uomini. Ma non può togliere loro quel velo di tristezza che si è adagiato in città da quando da monte la notizia è scesa tra le strada: un cavatore è morto sotto il marmo.

Per la cerimonia di oggi il sindaco Angelo Zubbani ha deciso di proclamare il lutto cittadino. La fieria di ieri, che andrà avanti anche oggi, invece si è deciso di non fermarla. Nonostante qualche polemica (vedi la scheda accanto).

Non tutti sono d’accordo sul continuare, altri pensano che le cose vadano distinte. «Il momento per il lutto ci sarà, com’è giusto che sia, ma le bancarelle di oggi non c’entrano nulla», spiega una signora.

A passeggio tra i tanti carrarini c’è il consigliere Marco Iardella. «Quello di Carrara ormai è un lutto perenne, una situazione che si ripete troppo spesso. Io penso che si possa fare di più per evitare tragedie come quella dell’altro giorno, penso che ormai il lutto ce lo portiamo appeso al braccio da anni. C’è tristezza oggi in città».

C’è anche chi invece non trova sensata la decisione di tenere aperte le bancarelle durante giorni così tristi per la città e per la comunità. «Io non avrei fatto la festa, oggi mi sarei fermato, nel giorno in cui le Apuane piangono sangue», dice molto chiaramente l’ex consigliere Gianni Musetti. «Non era il caso, Carrara doveva fermarsi a riflettere. Ed è incredibile che Enrico Rossi venga qui puntuale dopo ogni morto, sempre puntuale».

Ai bambini che girano intorno agli espositori con le caramelle coi dolci delle polemiche dei grandi importa poco. Importerà poco anche del santo, probabilmente, che come tutte le grandi cose sparisce davanti a una caramella. La decisione è stata quella di andare avanti, di continuare la vita della città. Domani sarà invece il tempo di raccogliersi, di abbracciare la famiglia e di piangere la scomparsa di Mauro.

«Ci si può chiedere perché, perché, perché? Quanti lazzaroni e dissipatori ogni giorno vedono ancora il sole quando la vita si è portata via un buon ragazzo, lavoratore e con una famiglia. E poi fare questa domanda a Dio», dice don Raffaello prima che cominci la messa solenne. «Sono domande normali, legittime. Noi cristiani però sappiamo che Dio è padre, non c’entra. Gli uomini devono porre sempre attenzione massima, a ogni livello, quando si tratta della vita».

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