Il Tirreno

Faida dei Poggi, urla e rabbia I Ricci se la prendono con il pm

Faida dei Poggi, urla e rabbia I Ricci se la prendono con il pm

Caos in tribunale per la decisione del sostituto Dello Iacono di separare gli imputati prima del processo Il collegio valuta dei provvedimenti: l’udienza è stata blindata da polizia in borghese e carabinieri

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MASSA. Ancora intemperanze, ancora minacce. In tribunale. È il processo alla faida dei Poggi a non conoscere pace, nonostante sia ricominciato da capo con la ricusazione di due giudici (Giovanni Sgambati e Fabrizio Garofalo). Ieri mattina le urla si sono sentite dappertutto e arrivavano dalla stanzina degli imputati detenuti, dove si trovavano Pablo e Mattia Ricci e Thomas Quadrella (il quarto imputato è a piede libero, Manuel Balloni). A far arrabbiare uno dei due Ricci è stata la disposizione data dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono agli uomini della polizia penitenziaria, che hanno portato i tre a palazzo di giustizia: non dovevano avere alcun tipo di contatto tra di loro prima dell’udienza e quindi dovevano restare separati. Era la prima volta che accadeva e questo ha provocato le grida. Sono accorsi carabinieri e polizia in borghese e il processo poi è stato letteralmente blindato per timore che potesse accadere dell’altro. Ma prima è servito l’intervento del legale dei tre, l’avvocato Alessandro Maneschi. È stato lui a chiedere ai suoi assistiti di interrompere quel comportamento. Ma anche i genitori di Pablo e Mattia sono andati a parlare con i figli. Per poi chiedere un incontro in procura, anche qui con qualche protesta sopra le righe.

Il presidente del collegio Paolo Puzone prima di aprire i lavori ha sottolineato l’episodio ammonendo i Ricci e Quadrella e ha minacciato di mandarli fuori dall’aula se avessero continuato con il loro comportamento irriguardoso. A quel punto ha chiesto la parola Mattia Ricci e ha spiegato cosa ha provocato l’incidente: «Il pubblico ministero Dello Iacono nonostante sia stato denunciato da noi per aver rivelato il segreto istruttorio continua a stare al suo posto e ci impone di stare in stanze diverse, non era mai capitato. Perché non concede i domiciliari a mio fratello Pablo che è malato e ha bisogno di cure? Noi vogliamo pagare per le colpe che abbiamo non per altro. Non mi tiro indietro per le cose che ho fatto, ma pretendo che mi si giudichi correttamente».

L’udienza poi è proseguita regolarmente, anche se quattro carabinieri, guidati dal maresciallo Arturo Minoliti, sono rimasti a sorvegliare che non succedesse nulla di anomalo. È stata la volta della difesa controesaminare l’ispettore della squadra mobile Alessandro Baialardo per ricostruire i punti dell’inchiesta che hanno portato all’arresto del clan dei Ricci, dopo la faida con quello dei Mazzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web