Sicurezza
Una città attonita e arrabbiata ma che non si rassegna
CARRARA. È una Carrara attonita. Una città che, in un anno, si trova a piangere la sua quarta vittima del marmo. E lo fa con disperazione e rabbia. Senza rassegnazione perché un cavatore morto per...
CARRARA. È una Carrara attonita. Una città che, in un anno, si trova a piangere la sua quarta vittima del marmo. E lo fa con disperazione e rabbia. Senza rassegnazione perché un cavatore morto per Carrara è una ferita al cuore a cui non si farà mai l’abitudine. I vecchi lo sanno bene. E sono quelli che di fronte alla tragedia invocano le campane a morto. «Perché quando succedono queste cose si dovrebbero suonare le campane». Lo dicono nei gruppetti, in piazza Alberica, in quegli scampoli di sole che non riescono a scaldare una giornata gelida. E, poco più avanti, nei bar non si parla d’altro. Ma non a voce alta. No, oggi si parla piano, come quando si entra in chiesa. «Quel povero ragazzo,ora che viene Natale come faranno». «Povera gente, povera ragazza».
È un sentire comune: nei negozi, mentre fanno la spesa, le donne diventano mamme, compagne, sorelle. E il pensiero va a quel lavoratore che non potrà abbracciare il figlio, quel maschietto che gli nascerà fra due mesi. «Quando l’ho saputo, ieri, ero con il mio nipotino. Mi sono messa a piangere»: una giovane nonna lo sussurra alla verduraia. Siamo nel centro storico. E poi è tutto un rincorrersi di nomi, cognomi, “era l’amico di questo, era a scuola con quell’altro”. Qui a Carrara ci si conosce tutti. E Mauro Giannetti per tutti era Maurone.
E se sui social, in tanti hanno voluto ricordarlo, in città si parla guardandosi negli occhi. Nelle strade, alla bottega quegli occhi sono lucidi e Maurone in tanti se lo ricordano. Al bar, in giro, davanti alle vetrine. Con la sua bella Giorgia, e quel suo pancione ormai così evidente. Di cui Mauro era così orgoglioso. Questo lo dicono tutti.
(a.viv.)
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