Attenzione
«Basta morti, chiudiamo le cave»
Gli ambientalisti invitano alla riconversione economica del settore
MASSA. Il Coordinamento Apuano degli ambientalisti (Cai, Fai, Italia Nostra, Legambiente, Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, Salviamo le Apuane, Salviamo le Alpi Apuane, Società dei Territorialisti, Wwf) chiede la chiusura delle cave. «Ci siamo domandati se fosse ancora una volta il caso di fare il "politicamente corretto" e dirci che, quando ci sono morti alle cave, bisogna stare in silenzio, nel dolore. Ed abbiamo deciso, invece, che era ora di smetterla con il silenzio, di fronte ad uno stillicidio di morti che non ha paragoni nella civiltà occidentale. Non è più accettabile il silenzio, il far finta di niente della politica, dei sindacati, della chiesa, delle istituzioni, della pubblica opinione, dei benpensanti. Siamo profondamente inorriditi e indignati davanti all'ennesima morte nelle cave». La richiesta è: stop alle morti in cava tramite una riconversione economica del settore. «Da molto tempo ci opponiamo alla monocultura del marmo non solo con la denuncia ma con la costruzione di un'alternativa economica. Dobbiamo cominciare a chiudere le cave: vale più il profitto di pochi, vale più uno stipendio per un lavoro usurante o la vita dei lavoratori? La Regione, il suo Presidente, gli industriali, la Cgil-Cisl e Uil, i partiti, tutti, ce lo dicano. Ci dicano se Carrara è Terzo Mondo. Chiudere le cave -come segno di un passato da cancellare, che non produce alcuna cultura e alcun positivo effetto- ed aprire un serio percorso di riconversione economica». E danno appuntamento per il 3 Dicembre a Villa Bottini in via Elisa 9 a Lucca, dove per l'occasione verrà allestita una mostra sul tema.
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