La manifestazione
Mauro non vedrà il suo bimbo
Il cavatore morto sarebbe diventato papà di un maschietto a febbraio
CARRARA. Il primo bambino di Mauro Giannetti nascerà a febbraio.
Sarà un maschietto. E non potrà mai abbracciare suo padre. Perché Mauro, Maurone per gli amici, è morto ieri, nel primo pomeriggio di una giornata tersa di fine novembre, schiacciato da due tonnellate di marmo nella cava che lavorava insieme al fratello Stefano.
Mauro ha trovato la morte in quella cava, difficile, inerpicata sui crinali delle Apuane, in cui lavorava da sempre. «Era la sua cava e se la faceva piacere - dicono gli amici di Avenza, quelli con cui Mauro è cresciuto e con i quali condivide un’amicizia di lunga data - Certo quel marmo era difficile da piazzare, c’erano alti e bassi ma lui non si lamentava mai». Mauro Giannetti era fatto così.
Mauro tutte le mattine saliva a novecento metri, nella cava numero cinque. Qui si lavora fino alle tre e mezzo, perché, dopo fa troppo freddo e c’è il pericolo del ghiaccio e la luce cambia. Siamo quasi in montagna, ma non è la montagna che Mauro amava per le sue lunghe passeggiate che in autunno, nelle giornate giuste, diventavano l’occasione per cercare i funghi, la sua grande passione insieme alla squadra del cuore, la Carrarese.
E la sua passione da tifoso gli aveva fatto conoscere la donna della sua vita proprio sugli spalti: lei, Giorgia Albertazzi originaria di Reggio Emilia si era trasferita a Avenza, in via Provinciale, dove viveva con Mauro. Con lui condivideva l’amore per le lunghe passeggiate e, da buona emiliana condivideva con Mauro la passione per i funghi. Una coppia semplice, pochi sogni, tanta concretezza e la voglia di diventare una famiglia. Quel desiderio stava per diventare realtà, proprio fra due mesi. E agli amici, anche a quelli che vedeva di rado, era stato proprio Mauro a dirlo: magari mentre faceva la spesa all’Esselunga. Perché quel bambino in arrivo era una gioia, ancora prima che venisse al mondo.
Ieri Giorgia era a casa delle madre, a Reggio Emilia. Quando l’hanno chiamata non le hanno detto subito che Mauro era morto, solo che aveva avuto un brutto incidente. I cavatori sono uomini tutti d’un pezzo, ma di fronte a una donna che aspetta un bambino parlano con gli occhi bassi. Con il rispetto di chi, in un giorno di morte, si avvicina a una vita nuova, che deve ancora venire al mondo.
Il rispetto è lo stesso che i lavoratori del marmo hanno avuto nei confronti di Stefano Giannetti, il fratello di Mauro. «Che lo ha visto morire sotto i suoi occhi» ripetono a mezza voce qui, nel piazzale dei Piastriccioni.
L’imprenditore Claudio Santi ha la cava proprio più sotto. Quando Piero, è sceso giù dal monte, per dare l’allarme, urlando che Mauro era sotto il blocco, è stato fra i primi a salire su. A dare un abbraccio a Stefano. A fargli sentire il rispetto, la vicinanza di chi in questa montagna difficile ci lavora ogni giorno.
Ogni tragedia in cava ha sempre un aspetto che fa male più degli altri. In quel piazzale, all’imbocco della galleria incastonata sotto il piazzale di Campocecina, si è consumato il dramma di due fratelli. Di un fratello maggiore, Stefano, che ha visto morire sotto i suoi occhi il fratello più piccolo, Mauro. Questo dramma, nelle cave del versante di Pulcinacchia, su, dopo le vecchie pese, lo conoscono tutti.
Molti, purtroppo, qui lo sanno cosa vuol dire vedere morire un amico, un collega di lavoro.
Pochi, fra queste cave aspre, come i ciotoli che bucano le gomme delle macchine, sanno invece cosa significa vedere morire il proprio fratello. E per Stefano che ha visto morire il fratello e che fino all’ultimo è rimasto in piedi, stretto nella giacca scura, a pochi passi dal blocco spaccato, c’è un grande rispetto. C’è la protezione dei colleghi che tengono lontani i giornalisti. C’è la vicinanza dei cavatori, quelli della ditta di famiglia, che non lo lasicnao mai da solo.
E c’è il silenzio , un silenzio che ti prende alla gola e ti toglie il fiato, proprio come la bellezza di queste montagne da cui si vede il mare così vicino.
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