Il Tirreno

Maltrattò e uccise il cane, condannato

di Manuela D’Angelo
Maltrattò e uccise il cane, condannato

Sei mesi di carcere per “uccisione volontaria”. L’ex cacciatore aveva lasciato l’animale in una gabbia all’aperto senza cibo

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MASSA. Sentenza storica per Zeus, il Breton di dieci anni morto di stenti, di fame e di malattie, secondo il tribunale di Massa causate volontariamente dal suo padrone. Sei mesi la pena per Walte Pardini, un cacciatore di Montignoso trascinato a processo dalla Lega nazionale per la difesa del cane nel maggio del 2014, quando Zeus gli fu sequestrato dalla Polizia Municipale, e affidato a Roberto Guelfi, presidente della sezione locale della stessa Lega.

Una sentenza storica, perché ci sono stati sì altri casi di condanne riferite al 544 ter, maltrattamento di animali con l'aggravante della morte, ma questa volta è la prima che considera il 544 bis del Codice Penale, l'uccisione di animale, una sorta di "nuovo" reato, un "canicidio", l'omicidio di un essere animale.

Il Pm Lara Navarrini aveva chiesto un anno di reclusione per l'ex cacciatore, il giudice monocratico Giovanni Tori ha deciso per sei mesi. La pena è stata sospesa e l'avvocato di Pardini, Massimo Focacci, del foro di Viareggio, ricorrerà in appello. La sentenza oggi parla chiaro, dà piena ragione a quanto denunciato dalla Lega del cane due anni fa, quando gli fu affidato Zeus: «Lo trovammo pieno di zecche - racconta Alessandra Margara, avvocato della Lega del cane, testimone nel processo- ma non sapevamo che era devastato dalla filaria; aveva vermi nei polmoni, non si sarebbe mai salvato».

Zeus è morto il 16 maggio del 2014 tra le braccia di una volontaria della Lega del cane al rifugio di Massa.

Nell'accusa contro Walte Pardini, il Pm ha sostenuto la tesi di un animale ormai inutile, che non serviva più ai suoi scopi, non più "buono" per la caccia e quindi lasciato morire, volontariamente. Le prime segnalazioni dei presunti maltrattamenti arrivarono da alcuni vicini di casa dell'uomo che «cercavano di dargli da mangiare e aiutarlo- come racconta sempre l'avvocato Margara- anche se era un continuo litigio, perché il padrone non voleva che nessuno si curasse di lui». E fu proprio una vicina del Pardini che una sera decise di liberare Zeus da quella gabbia di uccelli che gli faceva da cuccia, per portarlo alla clinica veterinaria Malaspina, dove però non fu curato, perché troppo malandato: a lui serviva un ricovero, ma avrebbe infestato tutti gli altri ospiti della clinica e quindi non fu accettato e riportato nella sua gabbia.

Dopo 24 ore la Polizia Municipale di Montignoso, chiamata sul posto, sequestrò l'animale e lo consegnò a Roberto Guelfi, presidente della Lega del cane di Massa Carrara. A nulla servirono le cure veterinarie al rifugio di Montepepe, perché Zeus morì dopo quattro giorni. L'autopsia ha rivelato le cause della morte:«gravissima filariosi cardio- polmonare e devastante anemia» dovuta alle zecche che gli avevano letteralmente succhiato quasi tutto il sangue. Secondo la sentenza pronunciata lo scorso giovedì, Pardini ha volutamente lasciato morire il suo cane, uccidendolo trascurandolo e impedendo ad altri di potersi prendere cura di lui. Pardini dovrà anche risarcire la parte civile costituita dalla Lega nazionale per la difesa del cane, rappresentata dagli avvocati Michele Pezone e Valeria Palmegiani.

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