Il dolore
Il difensore: «Una sentenza indegna»
L’avvocato di Pardini annuncia il ricorso: «Il mio cliente non è un santo, ma nemmeno un criminale»
MASSA. «Sono rimasto sconvolto dalla sentenza pronunciata dal Tribunale di Massa: hanno messo alla gogna un uomo perbene, che ha qualche colpa, lo ammettiamo, ma che non è un criminale di bestie. Ricorreremo in appello e lo faremo per dovere di giustizia». A parlare è Massimo Focacci, del foro di Viareggio, avvocato (di ufficio) di Walte Pardini, il cacciatore condannato, per la prima volta in Italia, per il reato di «uccisione di animale». «Il processo è stato un continuo malinteso, fatto di troppe suggestioni- dice l'avvocato- ; la Procura aveva già derubricato il reato al 727 del codice penale, l'abbandono di animali, che prevede solo il pagamento di una contravvenzione; la morte di Zeus, poi, ha fatto scattare l'ipotesi del delitto e i giudici, purtroppo, hanno seguito fino alla fine quella linea, che non corrisponde a nessuna risultanza processuale. Una sentenza indegna, che purtroppo crea dei precedenti, con cui tutti noi dovremo fare i conti».
E ancora: «Il Pardini non è un santo- continua l'avvocato Focacci- e ha sbagliato perché la malattia di Zeus è stata sottovalutata e forse in parte anche trascurata. Zeus è morto per le zecche, come sostiene l'autopsia. Ma oggi i giudici ci dicono che Pardini ha ucciso volontariamente il suo cane, come se avesse impugnato una pistola e sparato a Zeus a sangue freddo. Questo è il risultato della sentenza; un canicidio, vero e proprio». (mda)
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