Sicurezza
Violenza sulle donne, decine di casi
Il drammatico report della Società della Salute della Lunigiana: spesso gli episodi avvengono sotto gli occhi dei figli
AULLA. Mentre proprio ieri una donna è stata uccisa dal marito di fronte ai figli piccoli a Seveso e anche in Lunigiana sono in drammatico aumento i casi di donne che subiscono violenza di fronte ai figli, oggi si celebra la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" e la Società della Salute della Lunigiana prende spunto da questa ricorrenza per stilare un bilancio del percorso delle attività del Centro Donna Lunigiana, i cui sportelli sono stati contattati da ben 87 donne nel 2015. 48 di queste non hanno usufruito del primo ascolto, ma hanno intercettato il Centro Donna Lunigiana per informazioni sui servizi presenti sul territorio e 17 di loro sono di nazionalità non italiana.
Ad usufruire del primo ascolto, quindi a portare le loro storie all'attenzione delle operatrici del Centro, sono state 39 donne, inserite nel database della Regione Toscana sulla violenza di genere. Ed è proprio dalla Regione Toscana che parte la campagna di comunicazione per promuovere la conoscenza del numero gratuito di pubblica utilità antiviolenza e stalking 1522, numero che è stato attivato dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio dei ministri ed è collegato alla rete dei centri antiviolenza e alle altre strutture per il contrasto alla violenza di genere presenti sul territorio.
Emerge dal report che la maggior parte delle donne che si sono rivolte al Centro Donna Lunigiana hanno un'età compresa fra i 30 e i 49 anni e un terzo di queste sono straniere. Sono di grande interesse, poi, due evidenze che vengono a galla dall'analisi dei dati. La prima è riferita al fatto che è la violenza psicologica (28 casi) il principale tipo di violenza riferita, seguita da quella economica (27) e, a grande distanza, da quella fisica (12), mentre vi sono 7 casi di stalking e uno di violenza sessuale. Resta il fatto che le analisi condotte in questi anni dimostrano che è difficile separare i vari tipi di violenza di cui le donne dichiarano di essere vittime: la maggior parte di loro, infatti, ha subito più di un tipo di sopruso. Basti pensare, a tal proposito, che la violenza psicologica e la violenza economica sono forme di sopraffazione che spesso le vittime non riconoscono nell'immediato, ma che sono insite nelle altre forme di violenza. La seconda evidenza, invece, è rappresentata dal fatto che soltanto 6 donne hanno sporto denuncia a seguito della violenza subita, recandosi al pronto soccorso per essere medicate soltanto in 3 casi, vuoi perchè le lesioni non sono state giudicate gravi, vuoi per il senso di vergogna che l'avere subito violenza induce a provare.
Decisamente inquietante un altro dato già accennato, ovvero il fatto che in ben 25 casi i figli hanno assistito alla violenza che la madre subiva, mentre nel 2014 erano 16, una situazione che potrebbe contribuire al perpetrarsi di comportamenti violenti in ambito familiare. Ed è sempre la famiglia l'ambiente in cui si perpetrano maggiormente le violenze sulle donne, con il coniuge in testa (12 casi), seguito dal partner convivente (6), ma anche al di fuori dell'ambito familiare strettamente considerato i numeri parlano chiaro, con 5 casi di violenza sia da parte dell'ex partner non convivente che da parte dell'ex coniuge, e 3 casi riconducibili al partner non convivente.
Gianluca Uberti
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