Il Tirreno

Tre condanne per la palazzina crollata

Tre condanne per la palazzina crollata

Il disastro sul Carrione del 2010: due anni agli ingegneri Orsini e Dei; 8 mesi a Festa. Assolti Altieri e Fredducci

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CARRARA. Tre condanne, due assoluzioni: si chiude così il processo di primo grado per il crollo della palazzina di via Carriona del novembre 2010. Il giudice Fabrizio Garofalo ha dichiarato corresponsabili del disastro e, quindi, del reato di crollo colposo (articolo 434 del Codice penale): l’ingegner Pietro Orsini, direttore dei lavori di risagomatura del torrente Carrione, condannato a due anni; l’ingegner Gianluca Dei, direttore dei lavori della ditta Coestra, aggiudicataria dell’appalto per la risistemazione dell’alveo, anch’egli condannato a due anni. E Nicola Festa, dipendente del Comune di Carrara, per il quale la pena è di 8 mesi. Sono stati invece assolti “perchè non hanno commesso il fatto” l’ingegnere Sergio Alteri, all’epoca dei fatti dirigente dell’ufficio Opere pubblico del Comune e responsabile unico del procedimento; e Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc Generale Engineering, incaricata di eseguire lavori di bonifica bellica nel fiume.

Il giudice Garofalo ha dunque accolto le tesi dell’accusa sostenuta dalla sostituto procuratore Alessandra Conforti, andando anzi oltre, in due casi alle richieste della pm (un anno e sei mesi per Orsini e Festa). Il giudice ha inoltre ritenuto il Comune responsabile civile e stabilito una provvisionale di 600mila euro a favore delle parti civili.

La sentenza sarà depositata entro 60 giorni, ma la sentenza del dottor Garofalo (che nel frattempo è stato trasferito alla Spezia, ma ha voluto portare a termne questo processo) dice chiaramente una cosa: per il tribunale il crollo della palazina con vista sul Carrione è stata provocata dai lavori che erano istati effettuat sul letto e sulle sponde del torrente.

In particolare, secondo la requisitoria della pm, le briglie realizzate nel tratto compreso tra il ponte di via Apuana e quello di via Cavour, hanno fatto aumentare significativamente la pendenza dell’alveo fino a due metri, provocando un considerevole aumento della capacità erosiva della corrente. E in questo sarebbe l’origine del crollo. Mentre la distruzione del “bauletto” delle fognature, che veniva contestato al responsabile della Abc Paolo Fredducci, non è stato considerata una causa del disastro. Così come non punibile è stato giudicato il comportamento dell’ingegner Altieri, (difeso dall’avvocato Angelo Tubolino), imputato di avere omesso i dovuti controlli e di avere permesso che i lavori venissero avviati senza una perizia. Ma Altieri, così ha sentenziato il giudice, “non ha commesso il fatto” che gli veniva contestato. Le difese si sono riservate il ricorso in Appello.c.f.

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