Il dolore
Ex Barsanti “paralizzata” Operai senza stipendio
Dimissionari i vertici dell’azienda, dissidi fra i soci e in mezzo 54 lavoratori che chiedono aiuto al sindaco. Intanto si parla di diversificare la produzione
MASSA. Fino a pochi anni fa aveva 100 addetti, commesse in tutto il mondo, una posizione da leader nel campo della produzione delle macchine per la lavorazione del marmo. Oggi, alla Ism-Barsanti, sono rimasti 34 operai (più una ventina di due ditte esterne). E senza stipendio da quattro mesi.
Così i dipendenti della storica azienda fondata dal pietrasantino Fosco Barsanti, dopo aver stretto i denti – « con grande senso di sacrificio, per consentire la partecipazione alla vetrina Marmomacc di Verona senza creare problemi» – sottolinea Michele Folloni, segretario della Fim Cisl – adesso dicono basta. Ieri hanno chiesto e ottenuto un incontro con il sindaco Alessandro Volpi a cui hanno illustrato la loro situazione. Che è abbastanza intricata.
Il fatto è che i vertici della società sono divisi e il consiglio di amministrazione è dimissionario. Hanno lasciato l’amministratore di Ism Srl, la new co a cui la “vecchia” Barsanti ha affittato il ramo di azienda (con la licenza di poter usufruire del marchio) Carlo Alberto Iardella, e il suo presidente Raoul Fgaier. Dimissionaria anche Roberta Barsanti, figlia del cavalier Fosco, che rappresenta gli storici azionisti. Una crisi che ha provocato la paralisi dell’azienda, accusano i delegati sindacali e che ha all’origine un dissidio fra i soci sulla strategia industriale dell’azienda. Melara Middle East della Spezia, che ha la maggioranza delle quote, spinge per una diversificazione della produzione: ok con i macchinari per il marmo, ma puntiamo anche sulle lavorazioni legate alla navalmeccanica. Che poi è il mestiere di Melara Middle East, che fa parte tra l’altro della joint venture Etihad Ship Bulding, assieme a Fincantieri e Al Fatan Ship Industries per la costruzione e manutenzione di navi da guerra. I soci di minoranza, però nicchiano, bloccano la proposta, forti di patti parasociali che permettono loro un diritto di veto pur essendo in minoranza. In mezzo, i lavoratori, a cui la società non corrisponde le retribuzioni da tre mesi (e da dicembre saranno quattro). Per loro, la prospettiva di un Natale di ristrettezze e, soprattutto, un futuro davvero preoccupante.
Nel grande capannone di via Massa Avenza operano anche altre due ditte: la Bm Vernici e la Almarina di Follo, La Spezia che lavorano nell’indotto Ism Barsanti ma anche per conto terzi. Venti operai in tutto, anche loro con tante paure con cui fare i conti.
«Siamo stati zitti finora, anche per dare modo alla ditta di partecipare alla fiera di Verona, ma adesso basta, ci devono pagare», dicono i delegati sindacali Carlo Del Fiandra della Fiom, Alberto Moscardini dell Uilm e Alessandro Rossi della Fim. «La situazione è pesante, basti pensare che al pagamento di energia elettrica e gas dello stabilimento ci sta pensando la nostra ditta», aggiunge Alberto Sassi, rappresentante di Almarina.
«Le commesse ci sono, l’azienda può andare avanti. Ma deve risolvere questo dissidio tra azionisti e definire un piano industriale chiaro. Dieci operai si sono licenziati (erano 40 fino a pochi mesi fa) per cercare altri impieghi, ma per chi è rimasto la situazione è drammatica», dicono ancora Michele Folloni e Giancarlo Leorin, segretario Uilm.
Un quadro complesso e di difficile soluzione, insomma. E un altro allarme occupazione che comincia a suonare. I lavoratori fanno il tifo per la ipotesi diversificazione, nella speranza che offra maggiori opportunità di occupazione e sviluppo. Il sindaco ha preso atto dei timori dei lavoratori e proverà, ha detto, a farsi da mediatore. Non sarà facile.
Claudio Figaia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
