Il Tirreno

«Carrara è bella, ripartiamo da lì»

di Libero Red Dolce
L'architetto Corrado Lattanzi
◗
L'architetto Corrado Lattanzi

L’architetto Lattanzi: vogliamo una città dove cittadini e visitatori interagiscano e si senta l'identità dei luoghi

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Cosa è stata Carrara e cosa vuole essere. Non è facile trovare fili non annodati che dal passato portino al presente, in una linea ordinata di cause ed effetti. C'è una targa però, anzi ce ne sono tre, che apre uno squarcio. Si trova in piazza San Francesco e porta inciso il numero degli abitanti, verosimilmente quelli che stavano a Carrara a fine ottocento.

La cifra scolpita, letta oggi, fa impressione: 25.000 cittadini. È uno sguardo sul passato, una piccola vertigine su quel che Carrara era e che porta a una domanda su quello che è oggi.

Corrado Lattanzi, architetto e proprietario di un negozio di antiquariato, a quella targa fa riferimento per spiegare qualcosa di quel che Carrara è adesso e potrebbe essere. «Oggi in città ci sono 8.000 abitanti, ed è un dato di fatto. Bisogna partire dal chiedersi chi sono e cosa vogliono, che esigenze ha la città oggi».

E quali sono?

«Molti dei residenti appartengono a fasce reddituali basse. Sono i più deboli. O persone, come gli extracomunitari, portate per un motivo o per un altro ai margini della vita di comunità. Se si guarda al passato l’impulso al cambiamento lo hanno dato le classi più abbienti. Penso a Palazzo del Medico ad esempio. Ci sono anche le spinte dal basso, ma non bastano. Devono tornare a sentirsi tutti carrarini, nuovi e vecchi, ricchi e poveri».

Manca una direzione pare di capire. Se qualcuno investisse in città si potrebbe ripartire.

«Manca una strategia, piuttosto. Carrara può puntare sul turismo o su un progetto a lungo termine. Il primo rischia però di trasformare la città in una disney turistica, il grande evento scintillante. Così non si racconta Carrara, se ne fa solo una scenografia».

Resta poco, insomma. Ci sono altri modelli per una città che ha bisogno di impulsi e ne ha bisogno quanto prima?

«Il problema di Carrara oggi è che ti senti a disagio, sembra vuota. Non è del tutto vero, però dopo l’alluvione il messaggio che è passato con insistenza è che sia un posto brutto, dove non c’è nulla da fare o vedere. Vogliamo una città dove cittadini e visitatori interagiscono tra loro e dove il turista percepisca l'identità dei luoghi: il centro della cultura della lavorazione del marmo».

La città ha un’identità precisa e però pare che non riesca a comunicarla. Altri centri attorno sembrano trovare formule per valorizzarsi, penso a Pietrasanta o a Forte dei Marmi.

«C’è anche il caso di Sarzana, che negli anni ’60 s’inventò la sua identità di “città degli antiquari”, basata su tre personaggi. L’intelligenza dei loro amministratori è stata la capacità di reagire ai cicli negativi, cercando nuove soluzioni nel contesto di un piano strategico permanente».

Cosa manca alla classe “dominante” di oggi, all’imprenditoria del marmo che ormai è rimasta una delle poche vere leve, in quanto a forza economica, in grado di sollevare la città?

«Nella storia di Carrara l’imprenditoria del marmo c’è sempre stata. Per un periodo però si è identificata con la città, ha investito in progetti e idee. Erano dei soggetti privati con un ruolo pubblicistico, diciamo così. La bellezza del posto dove vivevano era di riflesso anche la loro. Ora c’è scollamento tra residenti e governo della città».

Una città nutrita a disillusioni a un certo punto però ha anche fame di riscatto.

«I commercianti lo dimostrano. E con le loro forze, che chiaramente sono limitate, si stanno impegnando molto. Con il Ccn la scelta che abbiamo fatto è quella di coinvolgere la gente con piccoli eventi, magari senza grandi pretese, ma che insegnino di nuovo ad apprezzare e conoscere la città, visite guidate, lavoro con le Scuole elementari e medie e i bambini trasformati in artisti che raccontano i monumenti».

Una città da riscoprire lentamente, un turismo lento e coinvolto/coinvolgente. E non la città vetrina, mi pare di capire.

«La gente oggi si chiede, con un velo di disprezzo, “perché andare a Carrara”?. La risposta è semplice: perché è bella. E bisogna lavorare su azioni e messaggi positivi».

Per quelli grandi, per le strategie, occorre tempo. Ridare redditualità e visione a una città chiede impegno e anni. Una sfida da raccogliere per le prossime elezioni. E sulle sfide dei piccoli giorni?

«Con Amia oggi abbiamo il contatto diretto con i responsabili di zona e possiamo interagire immediatamente; sono stati monitorati i cestini dei rifiuti, i tombini, il verde pubblico e magari riusciranno a sostituire l'illuminazione giallastra che di notte non è accogliente».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze