Sicurezza
Lucciola picchiata a sangue Alla sbarra il protettore
Il giovane è accusato di aver colpito la ragazza che si voleva ribellare alla gang Un maresciallo testimonia: «Era ridotta male, avevano tentato di strangolarla»
MASSA. Era stata un’indagine lampo quella dei carabinieri del nucleo operativo di Massa, terminata in poco più di un mese con l’arresto di un ventenne albanese, Eraldo Simonaj. Il ragazzo adesso è finito alla sbarra con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona e lesioni aggravate. Era il 16 novembre di un anno fa quando una giovane romena di soli 22 anni, prostituta, si era presentata al pronto soccorso con evidenti ematomi al volto. Medicata – e refertata con una prognosi di 25 giorni – raccontò di essere stata picchiata dal suo sfruttatore, che spesso la chiudeva in casa, e le prendeva i soldi del suo lavoro. Così fu inserita, grazie al codice rosa, in una casa di accoglienza, e seguita dal personale specializzato.
Le indagini dei militari, coordinate dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, hanno poi portato all’arresto del suo aguzzino. Ed è stata la ragazza stessa a dare una mano agli inquirenti, facendo il suo nome perché stufa delle angherie che era costretta a subire. Da quel nominativo quelli del nucleo operativo hanno cominciato a tenere sotto controllo l’utenza telefonica del sospettato.
E ieri in aula, davanti al collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati (a latere i colleghi Alessandro Trinci e Fulvio Biasotti ) si è presentato il maresciallo del Norm Giuseppe La Porta per spiegare come sono arrivati all’arresto di Simonaj: «Avevamo dato un cellulare protetto alla ragazza, ma nonostante questo l’uomo era riuscito a contattarla. Abbiamo scoperto che lei aveva dato il numero a una sua amica che era fidanzata con un conoscente dello sfruttatore. Lui la chiamava perché voleva sapere se aveva presentato denuncia, ma non c’era bisogno perché le lesioni erano tali che potevamo intervenire d’ufficio. Le sue condizioni erano davvero gravi, il volto era completamente tumefatto perché chi l’aveva aggredita le aveva sbattuto la testa e la faccia contro le sponde del letto dell’albergo dove l’abbiamo trovata. Aveva chiesto aiuto perché non riusciva a camminare e aveva paura. Poi siamo andati a trovarla al pronto soccorso e i capelli venivano via a ciocche. Aveva anche dei segni al collo perché avevano tentato di strangolarla».
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