Il Tirreno

La mammografia? Aspetti 404 giorni

di Chiara Sillicani
La mammografia? Aspetti 404 giorni

Solo due radiologi senologi e una mole di lavoro enorme Torri e Iacconi: niente lista per le donne a rischio o operate

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MASSA. Dà un’occhiata alla borsa: la tessera sanitaria c’è e, soprattutto, c’è la prescrizione medica. Tutto quello che serve per presentarsi al Cup e prenotare la sua mammografia bilaterale. L’operatrice, oltre il bancone, dà un’occhiata al terminale, poi la informa: la visita è fissata per gennaio. E lei fa salti di gioia: pensava ci volesse molto più tempo. Peccato, però, che l’allegria duri giusto qualche secondo perché a “gennaio” l’operatrice affianca l’anno e c’è poco da stare allegri: 2018. Ebbene sì, oltre dodici mesi di attesa per una mammografia bilaterale.
Mammografia? Servono 404 giorni di pazienza. Del resto lo confermano anche i numeri che l’Asl, mensilmente, pubblica sul suo sito: i giorni da aspettare per una mammografia bilaterale - il dato è aggiornato al 28 ottobre- sono 404. Un record negativo. E l’attesa è, purtroppo, in aumento: ad aprile per la stessa visita toccava attendere 160 giorni, saliti a 369 a giugno e a 389 ad agosto. Un crescendo a cui, però, l’azienda sanitaria una spiegazione la dà.
Tanto lavoro, ma solo due dottori. Il centro senologico e mammografico - lo sottolinea con forza Tito Torri, responsabile della radiodiagnostica di tutta l’Aslona - rappresenta un’eccellenza della sanità apuana per numero di prestazioni e professionalità dei suoi medici, conta, però - e il dottor Torri lo ricorda - solo su due radiologici senologi cui tocca tutto il lavoro: gli screening, le visite da Cup, il percorso in caso di neoplasie, quello post operatorio previsto per le donne operate di cancro, la lettura dei referti. Mole di lavoro così pesante che i due specialisti hanno detto addio alle ferie e spesso si mettono al pezzo pure la domenica. Del resto, il centro un buon carico di lavoro lo ha sempre avuto, ma ad aprile le cose cambiano e le liste di attesa ne sono la conferma: uno dei tre medici in servizio si assenta per malattia e l’azienda non lo sostituisce. Organico ridotto, ma stesso carico di lavoro, tanto che anche smaltire l’attività di screening (nelle donne tra i 50 e i 70 anni) è un’impresa. Oltre tutto, lo screening prevede che lo stesso referto sia letto da due medici, con un conseguente raddoppio di lavoro. Risultato: ci sono 2.556 referti da screening (tra prima e seconda lettura) in arretrato. L’azienda il problema lo conosce e si è messa all’opera per cercare soluzioni: o si chiede una mano ad altri radiologi senologi, all’interno dell’aslona - ha proposto - o si esternalizza il servizio, appaltando la seconda lettura dei referti di screening a soggetti specializzati.
«Ecco i percorsi pensati per le donne. Tito Torri e Chiara Iacconi, radiologa senologa e coordinatrice del percorso mammografico in tutta l’area Toscana Nord Ovest, ci tengono a sottolineare che l’impegno dell’equipe è massimo e che le donne non sono lasciate sole. Non sono lasciate sole perché i percorsi disegnati “su misura” sono tantissimi: «Le attese non ci sono per le pazienti in screening, di età compresa tra i 50 e i 70. Quelle vengono chiamate dalla Regione per sottoporsi a mammografia e a conseguenti accertamenti in caso di esito positivo». Non devono bussare alle porte del Cup neppure le donne operate per un tumore al seno: «Per loro - parola di Chiara Iacconi - esiste un percorso ad hoc». E chi suda freddo perché ha avvertito un nodulo viene visitato entro 10 giorni.
Chi deve aspettare 404 giorni per la mammografia? Percorsi disegnati, allora - viene da chiedersi - chi deve aspettare 404 giorni per sottoporsi all’esame? Sono - spiegano Torri e Iacconi - le pazienti senza urgenza, senza rischi evidenti, le quali possono puntare sulla programmazione: «Dopo una visita - spiega la dottoressa Iacconi - invito sempre le pazienti (quelle fuori dagli specifici percorsi) a rivolgersi subito al Cup per poter già fissare la visita successiva». Perché con due medici “tutto fare” la programmazione diventa fondamentale per chi il controllo lo fa solo per dormire sonni tranquilli.

Ma i privati ci mettono una settimana. Certo è che se la visita, seppur per controllo e non per sospetto di patologia, lo fai da un privato, il tempo di attesa si accorcia, di quasi 400 giorni. Abbiamo chiamato due centri diagnostici, uno a Massa e uno a Carrara. Quello massese, a 70 euro, garantisce mammografia bilaterale, con tanto di dischetto, in una settimana circa. Il centro di oltre Foce ha disponibilità entro 6 giorni. Sempre referto nel dischetto. Costo: 100 euro. Anche se, in caso qualcosa non vada, il percorso pre e post operatorio è in Asl. Sui centri privati, Torri e Iacconi non si pronunciano, preferiscono parlare della qualità in Asl: «Abbiamo 4 mammografi, di cui 2 di ultima generazione e contiamo sulla professionalità». Nessun medico nell’azienda sanitaria può fare screening se non dopo aver letto 5.000 mammografie.

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