Il Tirreno

La voce di chi ci abita: «Abbandonate qui da più di vent’anni»

La voce di chi ci abita: «Abbandonate qui da più di vent’anni»

C’è chi vive dentro la palazzina dichiarata inagibile “Il comune sa bene dove siamo messe, non siamo abusive”

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CARRARA. Nonostante il sito sia abbandonato ormai da un decennio e sebbene la palazzina sia stata dichiarata parzialmente inagibile, l’ex Campo Profughi per qualcuno rappresenta ancora un tetto sotto il quale si può vivere. E non stiamo parlando solo di qualche vagabondo di passaggio o di persone senza fissa dimora. No. Ci sono famiglie che abitano stabilmente qui. Difficile dire quante, perché non tutti hanno voglia di parlare.

Qualcuno che si fa avanti però c’è: sono Gina e Manuela Dell’Amico. Sono due sorelle che vivono insieme nei locali antistanti l’ex cucina della scuola, recentemente adibita ad area di sporzionamento dei pasti. Sono due signore piccole e minute, ma con una forza e una dignità impressionanti. Lo si capisce entrando in casa loro. Nell’abitazione tutto, ma proprio tutto, è impacchettato con attenzione in sacchetti di nilon. Dal cibo agli indumenti, qui ogni cosa è stata minuziosamente avvolta in materiale impermeabile.

Sul tavolo ci sono alcune fette di pan carrè anche quelle ovviamente incellophanate. Alzando lo sguardo ai muri e ai soffitti, si capisce perché. La casa gronda di umidità e di muffa. Le pareti sono praticamente nere. Qui le due donne combattono una battaglia quotidiana contro il degrado, una guerra impossibile da vincere perché, nonostante i loro sforzi, l'unico modo per risanare la struttura evidentemente è attraverso un radicale intervento di manutenzione straordinaria.

Nemmeno una semplice tinteggiatura dei muri basterebbe. Le incrostazioni di muffa sono alte e hanno squarciato l'intonaco. Difficile pensare che questa casa abbia i requisiti per l’abitabilità. Eppure le due sorelle giurano di non essere nè abusive, nè occupanti senza titolo. «Qui mi ci ha messo il comune. Sono arrivata nel 1983, prima in un altro appartamento sul retro e dal 1989 in questa casa. E lo sanno bene in che condizioni siamo» racconta Gina mentre ci mostra una bolletta dell’elettricità da 102 euro che con la sua pensione minima faticherà non poco a pagare.

Loro fanno di tutto per provare a vivere in modo decoroso ma in un edificio che cade a pezzi è davvero difficile. «Quando piove il pozzo artesiano si riempie e l'acqua ci entra in casa, dal basso» raccontano mostrandoci il giardino, curatissimo, dove coltivano qualche ortaggio.

Ma cosa ne pensano loro del fatto che nella scuola qui davanti siano state trovate tracce di roditori? Gina, per rispondere, non usa le parole ma si limita a indicarci le trappole che tiene – da sempre - tra un mobile e l’altro della sua casa. Manuela dal canto suo racconta un episodio di qualche tempo fa: «Stavo camminando sotto il pergolato e a un certo punto mi è caduto addosso un topo. Ma non di quelli piccoli, di campagna, era un animale grosso così» ci dice, posizionando la mano a un terzo del suo avambraccio. Nemmeno il gatto delle due sorelle si azzarda a dare la caccia a questi roditori. Troppo rischioso. Preferisce starsene in casa, con il cane. (c.ch.)

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