Il Tirreno

Claudia Bienaimè si ricandida a sindaco

di Cinzia Chiappini
Claudia Bienaimè si ricandida a sindaco

Intanto alla consigliera arriva una denuncia della Polizia municipale: sarebbe entrata in un’area chiusa del municipio durante un’assemblea

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CARRARA. Per Claudia Bienaimè in arrivo novità negli ultimi giorni: giovedì sera, l’assemblea di Carrara Bene Comune - la lista civica che portò Claudia Bienaimé in assise – conferma che l’architetta carrarese sarà ancora la candidata della lista per la carica di sindaco.

«Da oggi all’apertura dei comizi elettorali ci dedicheremo a una fase di ascolto per poter aggregare le migliori forze civiche di questa città. Perché come afferma Luigi de Magistris, le città hanno bisogno di sindaci che abbiamo passione, coraggio e autonomia» ha detto la consigliera, accettando l’incarico. Non solo: la Bienaimè non ha rinunciato ad attaccare l'amministrazione in carica: «In condizioni difficili abbiamo mantenuto gli impegni, smascherato i mentitori seriali, la maggioranza che ha tradito, venendo meno all’impegno, il suo stesso elettorato, una maggioranza immobile. Avevano promesso di adottare il regolamento urbanistico e niente è stato fatto e come avevamo previsto se lo tengono per la prossima campagna elettorale, infatti hanno già iniziato a fare promesse! E che dire del settore marmo dove di fatto stanno privatizzando le cave con regolamenti e difese farlocche in tribunale?!».

La candidatura a sindaco della Bienaimè dovrà essere adesso vagliata dalle altre forze che compongono la coalizione di cui fa parte Carrara Bene Comune.

Dalla Procura notizie meno buone. È partito un procedimento contro la consigliera avviato dalla Polizia Municipale perché lo scorso 5 novembre, a Palazzo Civico formalmente chiuso, mentre in Sala di Rappresentanza era in corso una iniziativa, la consigliera comunale è stata trovata dal’assessore Massimiliano Bernardi e da due vigili urbani sulle scale che portano al secondo piano, e dunque fuori dall’area che ospitava l’evento autorizzato. A dare la notizia della querelle è la stessa Bienaimè che ha raccontato di essere stata convocata ieri mattina in commissariato, per essere informata del procedimento.

«So solo che la denuncia arriva dalla Polizia Municipale e riguarda la mia presenza il 5 novembre a Palazzo Civico» spiega la consigliera, che poi ricostruisce l’accaduto. I fatti si riferiscono alla giornata in cui è stato ricordato il secondo anniversario dell’alluvione. Era sabato e dunque il municipio era chiuso. In Sala di Rappresentanza però era stata autorizzata un’iniziativa di Assemblea Permanente. «A un certo punto sono uscita dalla sala e mi sono recata al secondo piano per vedere una cosa dall’alto. Mentre ero sulle scale è arrivato l’assessore Bernardi infuriato, insieme ai Vigili urbani. Stavano salendo perché evidentemente qualcuno aveva segnalato loro lo striscione sul tetto» riferisce la consigliera, spiegando che lei quello striscione l’ha «visto solo in seguito, su Facebook». La Bienaimè accusa l’assessore di aver tenuto un atteggiamento intimidatorio e rivendica - in quanto consigliera comunale – la libertà di muoversi a Palazzo Civico.

Diversa la “versione” di Massimiliano Bernardi che precisa di essere coinvolto nella vicenda solo in quanto testimone. «Abbiamo trovato la consigliera sul pianerottolo delle scale tra il primo e il secondo piano. Il comune era chiuso quindi lei non poteva salire al secondo piano» racconta l’assessore sottolineando che proprio quel giorno «guarda caso sulla facciata del municipio è “apparso” uno striscione che chiedeva il commissariamento del comune». Bernardi ha motivato la propria presenza nei locali di Palazzo Civico spiegando che in quanto assessore alla Protezione Civile, in quel giorno di allerta arancione, stava seguendo l’evolversi delle condizioni meteo dalla sala operativa del Coc. A dirimere la querelle sul diritto o meno di un consigliere comunale di aggirarsi nelle stanze del municipio dovrà essere adesso la magistratura.

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