Sicurezza
Chiede i soldi tardi Niente processo ai suoi due debitori
MASSA. Un passaggio di denaro da una società all’altra, legate tra di loro tanto da avere medesimi amministratori. Un’operazione che in gergo si chiama scatole cinesi e che serve per sviare l’attenzio...
MASSA. Un passaggio di denaro da una società all’altra, legate tra di loro tanto da avere medesimi amministratori. Un’operazione che in gergo si chiama scatole cinesi e che serve per sviare l’attenzione di chi vanta dei crediti. Ma che non sempre riesce, dato che se scattano le denunce poi la verità prima o poi viene a galla. Stavolta la vicenda è legata ad alcuni debiti contratti da una delle due aziende con un professionista apuano che in passato aveva svolto l’incarico di direttore dei lavori e progettista per una delle due, in forza di un contratto di consulenza. Terminato l’incarico, è andato a chiedere il suo compenso senza però ottenere risposta. Così dopo un altro paio di tentativi andati a vuoto è arrivata l’azione legale: prima ha scritto nella lettera e l’ha fatta inviare dai suoi legali, successivamente ha chiesto e ottenuto anche un decreto di sequestro dei beni della società debitrice. Ma nelle casse dell’azienda non c’era un euro spariti nel gioco delle «scatole cinesi». Era stata fatta una «cessione di crediti» alla società gemella, utilizzati da quest’ultima per pagare alcuni debiti con altri fornitori della zona. Alla fine a restare tagliato fuori è stato il solo professionista: vista l’impossibilità di mettere le mani sui conti delle due società con una causa civile lo ha portato a sporgere denuncia e avviare una causa penale nei confronti dei rappresentanti legali delle aziende coinvolte. Vicenda finita sul tavolo della procura col rinvio a giudizio dei due dirigenti con l’accusa di «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice», in questo caso del pagamento di quanto dovuto al professionista, rimasto però anche stavolta a bocca asciutta. In aula in sede di procedimento svolto col rito abbreviato il legale dei due imputati (l’avvocato Alessandro Ravani del foro di Massa) ha evidenziato come la querela nei confronti dei due imputati sia stata presentata tardi rispetto a quanto previsto dalle norme. Risultato: il giudice Elisabetta Congiusta accogliendo la tesi del’avvocato Ravani ha subito chiuso il processo per «improcedibilità» nei confronti dei due.
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