Sicurezza
Rifondazione comunista esce dalla maggioranza a Massa
La coalizione Volpi perde un pezzo (ma resta salda). «Impossibile restare con un Pd diventato neoliberista, l’esperienza delle liste civiche si è esaurita»
MASSA. Rifondazione comunista dice stop all’esperienza a fianco del sindaco Alessandro Volpi, esce dalla maggioranza e passa all’opposizione. Nicola Cavazzuti, unico consigliere eletto nelle liste di Rc, siederà, dalla prossima seduta del consiglio comunale, sui banchi della minoranza. La dec isione di Rifondazione non avrà conseguenze rilevanti sul peso della maggioranza, che scende da 23 a 22 consiglieri mantenendo un saldo margine di voti, ma avrà senz’altro riflessi sulla politica locale e provinciale. Una scelta tutta politica quella del partito della Rifondazione comunista, decisa all’unanimità dal comitato politico federale assieme al coordinamento comunale. E un addio senza rancori alla giunta Volpi.
«Avevamo già manifestato – spiega Riccardo Bellè, segretario comunale – le nostre perplessità quando il sindaco, con tutti gli assessori e consiglieri delle sue liste civiche scelse di entrare nel Pd, più di due anni fa; e ancora di più nel momento in cui decise, circa un anno fa, un rimpasto di giunta al quale non abbiamo voluto prendere parte». Con quei passaggi, dice Bellè, il progetto “della Comasca” che portò alla vittoria di Volpi alle primarie e alle elezioni «si è via via esaurito, e oggi è definitivamente defunto». Oggi, dice netto il segretario, il Pd «non è più non dico un partito di sinistra, ma neanche di centrosinistra, è un partito che ha sposato in pieno tutte le politiche neo liberiste. E noi non ci stiamo più».
Nicola Cavazzuti difende l’esperienza Volpi ma è sulla stessa linea nel denunciare l’involuzione del Pd: «Siamo stati tra i primi e più convinti sostenitori di questa esperienza, volevamo costituire un gruppo di resistenza alle politiche neoliberiste attuate dai Dem, proprio in virtù di un civismo libero da condizionamenti politici di livello superiore (nazionali e regionali), ma questo civisimo è in realtà diventato nient'altro che un altro gruppo di potere all'interno del Pd. In uno scontro che dilapida le energie, pur presenti in talune realtà, in una guerra per bande fra correnti e gruppi di potere». Non tutto è da buttare, tuttavia: «Nonostante le difficoltà – prosegue Cavazzuti – abbiamo contribuito al miglioramento della città e della qualità della vita dei cittadini portando avanti progetti accolti dall’amministrazione. Come il Regolamento degli agri marmiferi, il passaggio dalle fase sperimentale a quello strutturale della raccolta differenziata, la rivalutazione della zona industriale, la salvaguardia del territorio, dalla pubblicizzazione dei servizi pubblici, alle politiche di accoglienza con l’adesione allo Sprar».
Adesso, però, basta: «Restare in maggioranza – dice il segretario provinciale Giulio Marchi – è diventata una fatica insostenibile. C’è una contraddizione di fondo: le scelte dell’amministrazione targata Pd sono costrette all'irrilevanza da un patto di stabilità voluto dal governo Renzi, cioè Pd, che strangola e non permette neanche una minima parte degli investimenti necessari. Noi non possiamo starci. Da oggi il Prc tira una linea e ricomincia».
Ricomincia, dicono i suoi dirigenti, «dal nostro impegno per una società più giusta e per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle classi più svantaggiate, per riprenderci spazi di democrazia nella città. E ricomincia ribadendo l’impegno pr il No al referendum del 4 dicembre e cercando dialogo e percorsi comuni «con tutte le forze e i soggetti della sinistra».
Certo, conclude Cavazzuti, «se ci sarà da votare in consiglioun atto che condividiamno, lo faremo senza problemi. Ma da adesso siamo liberi di fare opposizione».c.f.
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