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Gli operai Sanac chiedono aiuto e i politici gli danno buca

Gli operai Sanac chiedono aiuto e i politici gli danno buca

Tre ore di sciopero e assemblea in Comune dei lavoratori, ma ad incontrarli c’è solo il sindaco Volpi. Che ottiene un incontro in Regione

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MASSA. Tre ore di sciopero e un’assemblea degli operai nella sala del consiglio comunale per accendere i riflettori sul futuro della Sanac, una delle ultime industrie del territorio, e chiedere l’aiuto della politica locale. E la politica risponde: dando buca agli operai.

All’appuntamento, pur invitati dai sindacati, non c’è alcun rappresentante della Regione; non ci sono i consiglieri regionali Giacomo Bugliani (Pd) e Giacomo Giannarelli (5 Stelle), mancano i parlamentari del Pd Martina Nardi e Andrea Rigoni (quest’ultimo è l’unico a inviare una mail per scusarsi dell’assenza), così come le senatrici pentastellate Laura Bottici e Sara Paglini. C’è soltanto il sindaco Alessandro Volpi a metterci la faccia: il primo cittadino si prende il compito di farsi portavoce dei lavoratori nelle sedi istituzionali e ottiene un primo risultato: la telefonata di GiancarloSimoncini, consigliere del prsidente Enrico Rossi per il Lavoro, il quale comunica che venerdì prossimo a Firenze, nel già programmato incontro sull’accordo di programma per la provincia di Massa Carrara, verrà ritagliato un “tavolo” per affrontare la questione Sanac.

Tra gli operai che riempiono l’aula consiliare c’è disappunto e un po’ di rabbia, che non si trasforma, però, in una vera contestazione. «Prendiamo atto della disponibilità del sindaco, ma registriamo troppe assenze ingiustificate», dice Massimo Graziani, delegato della Uiltec. Questa, continua, «è una vertenza di interesse nazionale, non può passare l’idea di dismettere un settore industriale che funziona e fa utili come quello del refrattario. I nostri politici devono capirlo».

La questione Sanac è quasi paradossale. L’azienda è controllata dal gruppo Ilva ed è una impresa “sana” finanziariamente, con una logistica ok, buone capacità produttive. Oggi dà lavoro a 125 operai più una cinquantina di persone nell’indotto e la sua produzione è per il 60% assorbita da Ilva. Succede però che nessuna delle due cordate che si sono fatte avanti per l’acquisizione del maxi polo siderurgico di Taranto Arcelor Mittal assieme al gruppo Marcegaglia e il gruppo Del Vecchio-Arvedi – è intenzionata a comprare anche le controllate, fra cui, appunto, Sanac. Aprendo così uno scenario fatto di timori e incognite. Il rischio è infatti che Sanac venga abbandonata da Ilva e che il gruppo madre si rivolga, in futuro, a industrie estere – dell’Est asiatico per intenderci – per l’approvvigionamento di materiali refrattari fino a ora garantito da Sanac.

La partita di Ilva, spiega il sindaco Volpi, «è nelle mani dei commissari giudiziali, che sono nominati dal governo. Dobbiamo quindi impegnarci per fare sì che il governo acquisti consapevolezza della situazione di Sanac e adotti scelte conseguenti».

Per Michele Folloni, segretario Cisl, «la preoccupazione maggiore sta nel fatto che in una prima fase, nel pacchetto della cessione di Ilva, erano comprese anche i quattro stabilimenti Sanac (fra cui quello di Massa), poi ne sono usciti. Intuiamo che ci siano regioni legate al contenimentio dei costi, ma a noi non sta bene: qui c’è in gioco il futuro di 125 famiglie». «Non possiamo permetterci di mettere a rischio altri posti di lavoro su questo territorio. Non può accadere che chi compra Ilva non prenda anche Sanac», dice Paolo Gozzani, segretario Cgil. Insomma, c’è chi vuole acquisire, mettendo sul piatto centinaia di milioni di euro un’ Ilva in crisi, ma non una Sanac in salute. E per i lavoratori non è un buon segnale.

Claudio Figaia

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