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Alluvione, quell’assessore un po’ eroe

Alluvione, quell’assessore un po’ eroe

La difesa di Giovanni Chiodetti: «Ecco come ha salvato le persone e ha fatto chiudere il ponte che poi è crollato»

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MASSA. È tra gli imputati l’ex assessore alla protezione civile del Comune di Aulla, Giovanni Chiodetti. Anche lui, come gli altri deve rispondere per l’alluvione che il 25 ottobre del 2011 si è portata via la vita di due persone: Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi. Eppure, per come ha descritto ieri in aula la condotta che ha tenuto in quella giornata l’avvocato che lo difende, Roberto Vallettini, c’è da restare sbalorditi. Anche perché i periti dell’accusa - Carla Chiodini, Giovanni Menduni e Riccardo Fanti - hanno confermato quanto detto dal legale. Valettini ha sottolineato, facendoselo ribadire dal perito Fanti, che Chiodetti in quanto assessore alla protezione civile non aveva alcun compito specifico. «La normativa prevede che sia il sindaco a impartire gli ordini e a coordinare l’emergenza», ha spiegato il consulente replicando alla domanda dell’avvocato. E il primo cittadino era presente il giorno dell’alluvione, quindi non doveva essere sostituito. Chiodetti oltre alla protezione civile aveva altre deleghe e piuttosto importanti (personale, bilancio e programmazione). Ma da volontario della protezione civile quel 25 ottobre quando scatta l’emergenza è in prima linea. Per prima cosa si precipita nella frazione di Albiano. «Vi risulta?». chiede Vallettini ai tre conculenti. E loro non possono fare altro che annuire. L’ex assessore contatta i carabinieri e monitora insieme a loro lo stato del ponte di Caprigliola perché lo preoccupava. «Dopo aver visto quel ponte - aggiunge Vallettini - si è fatto accompagnare davanti al ponte di Stadano. E lì ha capito che stava succedendo un disastro, in pratica obbligando le autorità a chiudere quel passaggio. Non devo ricordarvi che poi quel ponte è venuto giù, se non fosse stato interdetto il passaggio a mezzi e persone potevano esserci molte più vittime di quelle che ci cono state». La furia del Magra poi si è riversata sul quartiere Matteotti: Chiodetti non si perde d’animo e arriva prima della piena. «Ha avvisato la popolazione di non rifugiarsi negli scantinati - ha spiegato il legale ai periti che lo stavano ad ascoltare durante il suo esame - e ha salvato parecchie persone che non riuscivano più a uscire dai posti dove si trovavano al momento dell’alluvione». Un comportamento da volontario della protezione civile, piuttosto che da assessore. Ma il suo difensore non si ferma qui: «Quando è tornato ad Aulla ha avuto il tempo e il coraggio di salvare un vigile urbano che era rimasto intrappolato nel suo ufficio. Si erano dimenticati di lui, Chiodetti invece lo ha visto e lo ha aiutato a mettersi in salvo».

L’udienza di ieri poi si è conclusa con il controesame dei consulenti da parte del pubblico ministero Marco Rappelli. I periti nei mesi scorsi sono stati contestati dalle difese durante il loro esame, dato che molti aspetti del loro lavoro non hanno convinto gli impuati. Il più battagliero è stato l’ex sindaco, l’onorevole Lucio Barani, che ha criticato apertamente la loro simulazione dell’evento. Rappelli invece ha chiesto di chiarire i punti più controversi che sono emersi durante il dibattimento. Si torna in aula tra due mesi. Ma la sentenza del giudice Giovanni Sgambati è ancora lontana.

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