Finanza
«Non resistevo più senza la mamma»
Eleonora, l’avvocatessa scomparsa, prima ha telefonato alla mamma, poi è stata trovata a Spezia. Ieri sera l’abbraccio
CARRARA. L’abbraccio, finalmente, fra mamma Morena e la figlia Eleonora Vita, l’avvocatessa scomparsa giusto due settimane prima, sempre di domenica. Era alla Spezia, lì è sempre stata.
Sono le 23,30, siamo alla caserma dei carabinieri di Avenza. È la conclusione di una giornata felice ma convulsa. La fine dell’incubo c’era già stata nella tarda serata di sabato, quando il telefono di casa della mamma aveva squillato. “Numero privato” diceva il display.
Lo aveva lasciato suonare Morena Vita, immaginando che fosse uno di quei «parenti serpenti che mi voleva dire chissà cosa». Poi qualcosa la smuove e risponde: «Mamma sono io». C’era Eleonora Vita dall’altro lato, la figlia scomparsa da quindici giorni.
Poi, dopo la telefonata, ancora incertezze, dubbi: «Dove sarà? Tornerà?».
Alle 22 e 25 di ieri, domenica, invece da parte dei carabinieri, che sempre l’hanno cercata con grande caparbietà, ecco la notizia più attesa: «Eleonora è stata trovata, è da un amico alla Spezia».
Andiamo subito a casa, ad Avenza, in via Sforza: ma qui Eleonora non c’è ancora. Ci apre la mamma è sorpresa: «Ma come, l’hanno trovata? Sicuramente è dai carabinieri, che bella notizia. Andiamo subito da lei».
E allora, via, dai carabinieri di Avenza, poco distanti. Pochi minuti di attesa, ed ecco l’abbraccio. Bellissimo. Le prime parole di Eleonora sono state di ringraziamento proprio per i carabinieri: «Sono stati gentilissimi, eccezionali: degli angeli. Li ringrazio per nome: i marescialli Filippo Mirabella e Massimiliano Trifogli, il brigadiere Dario Schiattarella».
Dov’è stata Eleonora in questi quindici giorni?
«Ero a casa di un amico che conosco bene, a Spezia: lui era fuori per lavoro, sono rimasta sempre chiusa in casa, con la moglie di lui che è straniera. Non mi muovevo dalla mia camera. Sì, era un po’ che ci pensavo ad andarmene, prima volevo incatenarmi vicino a casa, in una delle proprietà di cui aveva una quota mio padre; anche di quella ho chiesto a mio zio di liquidarmi la mia parte, ci pago l’Ici e l’Imu; neppure quella mi liquidano. Ero esasperata. Non volevo arrecare dispiacere a mia madre, non pensavo che avrei provocato tutto questo trambusto, perfino i cani molecolari, ma qualcosa dovevo fare contro l’ingiustizia che ho subito».
Mamma Morena ascolta, è sollevata: «Finora - interviene - era come se avessi avuto sempre un peso addosso».
Cos’ha fatto durante l’assenza?
Riprende Eleonora: «In questi quindici giorni ho mangiato poco, sono dimagrita. Leggevo molto la Bibbia, guardavo trasmissioni religiose: quando ti crolla tutto addosso, ti resta solo Dio».
Quando ha deciso di farsi viva con sua madre?
«Ieri, sabato: per la prima volta ho aperto il computer della moglie del mio amico, ho letto i giornali on line. Non volevo più far preoccupare nessuno, e soprattutto, non resistevo più a non parlare a mia madre. Allora sono andata a una cabina e l’ho chiamata. Avevo lasciato il cellulare a casa».
Una fuga premeditata, una conclusione a lieto fine: «Ma ora la mia battaglia continua - prosegue d’un fiato Eleonora - voglio dire a tutti quello che mi sta succedendo, una consulenza di cui non hanno tenuto conto, una sentenza della Cassazione che mi dà ragione. Ora devo riprendere la mia battaglia da casa».
Ma ora è il momento di andare a casa. Salutiamo lei e la madre.
Riavvolgiamo un attimo il nastro, a quando, al telefono, sabato Eleonora aveva assicurato di no, che non era nei guai. Era sabato sera, come detto. «Però non è serena, mi ha parlato tanto della sua vicenda, di quanto la faccia ancora soffrire - ci aveva spiegato Morena - Di sicuro non si è ancora calmata, io però vorrei che tornasse a casa, per darci sostegno l’una con l’altra». È stata accontentata, grazie alle ricerche dei carabinieri. «Ho ancora gli occhi che mi pesano per le giornate che ho passato, per il peso degli ultimi giorni», aveva detto passandosi un dito sotto gli occhi a massaggiare le occhiaie. E finalmente era spuntato il primo sorriso, parlando della breve telefonata con la figliola.
«Non ho voluto farle pressioni, già sentirla è stato bellissimo (sorride ancora). Le ho detto che bisognava avvisare i carabinieri che la stanno cercando. Ha detto a me di farlo e li aveva avvisati immediatamente».
La telefonata tra madre e figlia si era troncata. La linea era caduta, senza che madre e figlia si fossero date un appuntamento, senza il tempo di parlare di più. Ed Eleonora non aveva richiamato.
Ma è scattato il lavoro di intelligence dei carabinieri per capire da dove fosse partita la chiamata. Eleonora da un lato voleva ancora restare lontano. Dall’altro, sperava che la trovassero. Il cellulare della madre, sulla quale era giunta la telefonata, lo avevano preso i carabinieri; probabilmente, è stata quella la chiave per rintracciarla. Eleonora e sua mamma ora sono di nuovo insieme. La giovane avvocatessa sta bene. Questo è l’importante.
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