Il dolore
Cgil morosa, niente intesa e la lite col Comune finisce in tribunale
Il Comune chiede 101mila euro di affitti non pagati per la ex sede di piazza Mercurio. Il sindacato si oppone: una cifra esagerata, sia il giudice a stabilire chi ha ragione
MASSA. Finirà davanti al giudice la querelle tra Comune e Cgil sull’affitto non pagato della sede del sindacato in piazza Mercurio. I tentativi di accordo “bonario” non sono serviti, l’amministrazione civica ha inviato alla Cgil l’ingiunzione di pagamento con la bella cifra di 101.348 euro di affitto non pagati. E a deciso di opporsi all’ingiunzione, chiedendo al giudice, attraverso l’avvocato Pietro Benedetti, un’istanza di sospensione.
«Abbiamo scelto questa strada – spiega il segretario provinciale del sindacato Paolo Gozzani – perché siamo convinti che la somma che chiede il Comune non è una cifra congrua. Non c’era un contratto scritto che per il canone di locazione, lo stabile che utilizzavamo è stato sottoposto a interventi migliorativi a nostre spese e c’era pure un problema di inagibilità più volte segnalato e mai risolto da parte del proprietario, cioè del Comune». Il sindacato, insomma, vuole che sia un giudice a stabilire la cifra congrua dell’affitto e degli arretrati e su questa base poi riaprire le trattative con il Comune.
Il contenzioso fra il sindacato e l’amministrazione civica parte da lontano. E ha la sua origine nel 1995, quando la Cgil prende in affitto due piani dello storico palazzo Nizza, circa 300 metri quadrati in pieno centro, per la sua attività sindacale. Le due parti, però, non stipulano un vero contratto: si accordano su un prezzo forfettario, almeno per i primi anni, valutabile (non ci sono atti scritti) su una cifra annua equivalente a 8.600 euro circa. Una volta entrata a palazzo Nizza, la Cgil iniziò a sistemare la sede a spese proprie: le scale traballanti, l'odore di fognatura, l'umidità, le crepe sui soffitti. Sostenendo spese, a detta della stessa segreteria sindacale, per circa 60 milioni di lire (30mila euro). Ma su questo c’è anche un piccolo giallo: quando il Comune chiede conto di queste spese, si scopre che esse non sono in alcun modo certificabili, perché le carte e le fatture relative a quegli interventi se le portò via l'alluvione del 2002, che devastò la sede centrale della Cgil sul viale XX Settembre a Carrara, allagando l'archivio.
La questione dell’affitto si protrae per anni, facendo insorgere le opposizioni che parlarono di “affittopoli massese” e di trattamenti di favore al sindacato “amico”. Finchè palazzo civico decide di presentare il conto: chiede al sindacato 101mila euro e spiccioli di arretati (nel frattempo la Cgil si è spostata in un’altra sede) e spedisce la maxi cartella di pagamento. Dal sindacato arriva una contro offerta è: paghiamo 70mila euro, rateizzabili, e si chiude il contenzioso. Ma l’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Volpi dice no: si tratta di una cifra non congrua, troppo basa, e prosegue con le procedure di richiesta di pagamento. Ora è il sindacato a reagire. Portando tutto davanti al tribunale. c.f.
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