Lutto
Addio grande Nino, l’eroe delle montagne e della Liberazione
Centinaia di persone per l’ultimo addio a Domenico Mignani. Il presidente Anpi: ti sentiamo ancora camminare per sentieri
MASSA. Sono umide le foglie e colorate d’autunno. Lui le accarezza con i suoi grandi scarponi: uno scartocciare che fa compagnia lungo il sentiero che si inerpica, coraggioso, tra le Apuane.
Nicola Cavazzuti e tutti gli amici del Club Alpino lo immaginano così Nino Domenico Mignani, ancora forte, a scarpinare per sentieri, a conquistare le sue montagne. Dino Oliviero Bigini, presidente dell’Anpi, immagina gli uccellini abbandonare il torpore autunnale e cinguettare come fosse primavera al passaggio di Nino, immagina gli alberi scuotersi lentamente, lasciar cadere le foglie sulle spalle del partigiano. Immagina la natura celebrare l’uomo che le montagne le aveva nel cuore. La sua terra, le sue Apuane, gli anfratti, i sentieri, i luoghi in cui Nino, classe 1920, ha fatto la Storia, la Resistenza, la Liberazione.
È gremita la chiesa di San Pio X e gremito il cortile esterno: le facce anziane dei partigiani, quelle giovani dei ragazzi del Cai, delle associazioni. Le figlie, i nipoti, gli amici di Nino, i volti del vecchio Pci, i sindaci, le istituzioni, i gonfaloni e le parole di Dino Oliviero, presidente dell’Anpi. Don Alvaro Giannetti gli porge il microfono e lui racconta di una generazione, nata e cresciuta nella guerra, «una generazione che ha scoperto, anche grazie all’oratorio, una parola meravigliosa: libertà. Una generazione che ha sottratto la povertà dell’umiliazione». La generazione di Nino: «Ha saputo fare e decidere anche senza potere, da dipendente forestale, ha regalato a questa terra i suoi sentieri». Per salire fino al Pasquilio, per raggiungere la vetta della Brugiana, per ammirare Massa da San Carlo. Perché in questa terra montagne e Resistenza sono i due volti di uno stesso concetto.
Nino e la cultura dell’accoglienza, l’uomo che - ricorda Nicola Cavazzuti - sui sentieri ha voluto i rifugi: «Il rifugio Pian della Fioba, l’orto botanico, il rifugio Nello Conti, lungo la via Vandelli». Quando quel rifugio era ancora in costruzione e il tetto era ancora una lamiera, Nino lo vedeva dalla valle risplendere al sole: «Vedete - disse agli amici escursionisti - sulla Tambura è sorta una nuova stella». Lui che in montagna aveva voluto una baita, la Ca’ di Nino, sulla via sterrata per la Brugiana, luogo di incontro, confronto, iniziative.
«Sempre pronto alla critica costruttiva - ricorda Nicola Cavazzuti durante il funerale, ieri pomeriggio - sempre disponibile al suggerimento, a perseguire con determinazione le sue idee. È grazie a te Nino che oggi il Cai ha una sede, sempre con il pensiero rivolto all’accoglienza e all’amicizia».
Da dipendente che «faceva le cose e lavorava bene - lo ricorda Bigini», da consigliere comunale, da assessore provinciale all’ambiente, da presidente onorario dell’Anpi e del Cai, da animatore di Italia Nostra e fondatore dell’istituto valorizzazione castelli.
Partigiano, politico, cittadino. Massa con Nino Mignani perde un pezzo di Storia e di identità: raccolta nella chiesa di San Pio X, ieri pomeriggio, dice addio ad uno degli uomini più conosciuti e amati della città. Oltre gli schieramenti, oltre le opinioni. Se n’è andato Nino, se n’è andato - e così lo immagina Nicola Cavazzuti - per un’escursione sulle sue montagne, tra gli alberi che ha amato e piantumato a centinaia.
Dino Olivero Bigini sente il rumore dei suoi scarponi, il suo passo deciso da conoscitore dei sentieri. Lo sente lui, lo sente la città che l’ha tanto amato.
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