Il Tirreno

I racconti dal carcere e il muro di omertà

I racconti dal carcere e il muro di omertà

Alessandra Verdini parla del suo volume: è stato un percorso difficile, soprattutto qui a Carrara

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Io ho due bambini, un maschio e una femmina. Vorrei che, con un linguaggio adatto alla loro età, potessero leggere questo libro».

Una dichiarazione dalla platea della Fondazione che rende al meglio lo spirito con cui Carrara, le sue donne e i suoi uomini, hanno accolto il libro di Alessandra Verdini.

Bendetta Salutini ha pensato ai suoi figli. E a come un volume che studia la violenza dalle origini, fino alla voce dei protagonisti, potrebbe essere utile a scopo preventivo. Una riflessione calzante sul lavoro di Alessandra Verdini introdotto da Dony Beneventi che da amica ha assunto il ruolo di puntuale e rigorosa di presentatrice.

«La prima parte del libro è quella che io definisco una cassetta degli attrezzi - ha spiegato la Verdini - è un excursus storico che spiega le radici della violenza, la sua genesi. Poi ci sono le storie, le testimonianze dirette di chi come me le ha vissute da vicino, con tutta una serie di colloqui in carcere a sette uomini che hanno ucciso le loro donne».

«È stato un percorso impegnativo, anche dal punto di vista personale - ha aggiunto - Le donne morte erano presenti nella loro assenza, erano sempre lì, a tutti i colloqui».

La Verdini ha quindi parlato di vite semplici, di un quotidiano fatto di colazioni, scarpe nuove e scuola per i bambini, che viene rotto dalla violenza. Da un punto di non ritorno.

E se il percorso in carcere è stato doloroso e impegnativo, anche quello con la città di Carrara non è stato facile per Alessandra Verdini. «Molte donne non hanno voluto parlare - ha ricordato - Altre hanno quasi dato una giustificazione alla violenza. “Si quella ha preso due schiaffi ma sotto sotto se li meritava”: questo me lo sono sentito dire molte volte e quasi sempre la violenza sulle donne è stata associata a quella fisica».

Alessandra Verdini ha infine toccato uno dei capitoli più delicato del libro, quello dedicato a storie di violenza che si sono verificate nella nostra città: «Episodi dolorosi che ho ritenuto comunque opportuno raccontare perché certe cose accadono anche nella nostra Carrara e soprattutto perché la violenza non guarda alle classi sociali e al ceto, ma può davvero nascere, e crescere ovunque».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web