Il Tirreno

Carrara by night: la bella addormentata che non sogna più

di Libero Red Dolce
Carrara by night: la bella addormentata che non sogna più

Un venerdì notte a spasso nel centro storico tra bar e pub. Per alcuni gestori è colpa della Ztl, ma c'è anche un problema di spopolamento della città

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CARRARA. La pace regna su Carrara, le statue proiettano le loro ombre, nulla lascia presagire che l’esistenza possa cambiare. La notte in città passa via come l’attesa dei nemici alla Fortezza Bastiani nel Deserto dei Tartari creato dalla penna di Dino Buzzati. I baristi come il sottotenente Drogo: l’uno in attesa dei nemici come gli altri dei clienti. E non arriva nessuno.

Alle 23 parte il nostro giro per il centro e il battito in città è già debole. Per le strade laterali nessuno, qualche debole pulsazione in piazza Alberica. Si sentono le risa allegre di qualche ragazza, forse c’è speranza. Sono due gruppi di ragazzini, avranno meno di 16 anni. Tra un po’ sarà mezzanotte e i genitori li riaccoglieranno a casa. E la piazza rimarrà vuota.

Meglio puntare su via Roma, lì qualche luce accesa c’è. Al caffè Borsa qualcuno sotto al gazebo fuma, chiacchiera, beve un drink. Lo gestiscono i fratelli Fabio e Gianni Bertolini. «Di venerdì un po’ di gente arriva – spiega Fabio – ragazzi di Avenza, di Marina. Se ci fosse una discoteca o un club andrebbero lì. Il sabato infatti è più vuoto, preferiscono andare a ballare. Gli altri giorni c’è il vuoto». Scarse le attese. «Siamo in fondo. Ma ci si può attrezzare per scavare», ride.

Li lasciamo a scherzare e a fare qualche bevuta. A mezzanotte i fratelli chiuderanno, come ogni venerdì. Qualcuno si ferma un po’ di più ma la movida ha regole severe.

I residenti si lamentano. Oltre le undici bastano due urla di troppo o una chitarra che sfrigola un po’ più dura sull’altoparlante per far partire le dita sui tasti 112 del telefono.

Passano due ragazzi che fanno il percorso inverso, da via Roma all’Alberica. Si fermano a parlare, non c’è molta fretta di muoversi. L’incontro inatteso non abita a Carrara. E i trenini festanti sono fermi al binario. «Fosse estate andremmo in Versilia, anche se pure lì, giusto d’estate», scherza uno. Arrivati in piazza l’entusiasmo si affloscia. Si guardano un attimo e vanno oltre. Forse a casa.

Al Grizzly Pub le sedie di fuori sono un monumento al bevitore non pervenuto. Dentro, dietro al bancone, c’è Massimo “Keegan” Guidi. «Di problemi ce ne sono quanti se ne vuole – esordisce – siamo ridotti a sopravvivere. Siamo aperti dal 2002 e non è stato sempre così, peggiora sempre di più mentre la città si svuota. Qui c’è solo un interesse, il marmo, ma i soldi non arrivano in città. Poi hanno deciso di chiudere la Ztl ed è un altro errore: hanno confinato un terreno e non l’hanno seminato. E noi siamo incastrati dentro».

Di nuovo fuori e sotto le logge gli adolescenti sono andati via: è passata mezzanotte. Un gruppo di ragazzi davanti alla Champagneria si diverte ancora, ma la piazza nel complesso è più vuota di prima.

Virando il percorso, allungando il passo fino in via San Piero c’è il Circolo dei Baccanali. Sette ragazzi, «gestione orizzontale». È un piccolo avamposto nel buio della strada, la illumina e rende vivace. Giancarlo, uno dei gestori, vede gli stessi problemi degli altri. «Non è un problema di soldi, non solo quantomeno, ma anche di mentalità. Noi organizziamo attività, venerdì prossimo ad esempio ci sarà uno spettacolo teatrale. Ma il vicinato ci tollera a stento, è una lotta. In città manca un cinema, un teatro, c’è qualcosa che non va. Noi comunque funzioniamo come un circolo, abbiamo i nostri soci e proviamo a fare un’offerta culturale».

Per arrivare al Fuoriporta, il più affollato in questo venerdì notte, passiamo sotto la statua di Garibaldi. Pare il più vivace in giro stanotte, fermato nella sua posa plastica con il braccio in su. Più composto Mazzini, qualche strada più in là, osserva la notte con aplomb maggiore.

«Nel fine settimana spesso è meglio il sabato del venerdì. Io lavoro qui da dieci anni e ho davanti gli occhi una curva che scende, sempre meno persone. Coltivo la mia clientela ma c’è poco ricambio», si sfoga Matteo Ciancianaini, dietro al bancone del Fuoriporta. «Abbiamo i permessi per la musica live e la struttura acustica necessaria, ma basta aprire un attimo la porta e i vicini chiamano subito i carabinieri. Ci sono poche risse, forse è vero, ma non è che prima fosse il Bronx. Il problema è che non si riesce ad attrarre clientela giovane».

Riavvolgendo il nastro scorre il film di una serata piatta, senza entusiasmo. Lo si legge negli occhi degli avventori, nell’aria che si respira. È tempo che la città si svegli, andando oltre il dilemma movida o silenzio che mortifica troppo la bellezza di questo centro ormai deserto. I Tartari non arrivano.

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