Il Tirreno

«8 anni al boss del market della droga»

«8 anni al boss del market della droga»

Chiesta una pesante condanna per un trentenne massese accusato di gestire un commercio di stupefacenti

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Il pubblico ministero ha chiesto una pena di otto anni e nove mesi, il suo difensore - l’avvocato Dino Del Giudice - invece ha chiesto le attenuanti al giudice Giovanni Sgambati perché alcune prove portate in aula dall’accusa non sono così granitiche come sembrano. Soprattutto c’è un grosso dubbio sul ritrovamento di una delle due pistole finite agli atti, scovata sotto un tavolo alla seconda perquisizione. Durante la prima, andata avanti per tre ore, non era saltato fuori nulla. E siccome si trattava di un bilocale è strano. La sentenza ci sarà a gennaio, dopo che il pm onorario Emiliano Barbieri avrà replicato all’arringa della difesa.

Matteo Marchini, massese di 31 anni, era stato arrestato circa un anno dai carabinieri insieme a un coetaneo e a una ragazza (entrambi nel frattempo hanno patteggiato e sono usciti dal procedimento). Il nucleo investigativo dell’Arma aveva scoperto che la banda aveva allestito un vero e proprio supermercato della droga: eroina, cocaina, hashish, marijuana e metadone. Anche le foglie di marijuana coltivata in zona. Anche se durante il blitz di stupefacente non ne è stato trovato granché (un chilo di hashish, ma pochi grammi del resto). Il terzetto aveva affittato un fondo (senza dire a cosa serviva al proprietario e per questo è parte lesa) e lì aveva il magazzino e soprattutto faceva arrivare i clienti. Per mesi tutto era andato liscio come l’olio, ma poi sono arrivati i carabinieri e hanno fatto saltare il giochetto. Sequestrando anche : novantamila euro in contanti, stupefacente del valore di 20.000 euro sul mercato, due pistole (di cui una rubata e l’altra non registrata), un'ascia, materiale per il confezionamento delle dosi e oro. Collane, crocifissi, bracciali, ciondoli, un anello. Proprio le armi avevano fatto scattare più di un sospetto negli inquirenti. Ma come detto l’avvocato Del Giudice contesta la ricostruzione fatta dall’accusa: il primo revolver si trovava nei pressi del fondo ed è stato attribuito a Marchini per le impronte del giovane isolate dai Ris. Un numero insufficiente secondo il legale, consono secondo il pubblico ministero. L’altra invece come detto è stata trovata nel bilocale del trentenne. Ma con questo mistero della seconda perquisizione.

Il supermercato era stato allestito a Castagnara. Al proprietario del fondo i tre avevano detto che lì avrebbero riparato computer. Qualcuno ogni tanto si fa pure vedere con scatoloni in mano e materiale ingombrante. Ma il digitale non è il business della gang: il fondo diventa la base per lo spaccio di droga. I due uomini e la donna dividono i compiti e gestiscono l'attività, due complici fanno da sentinelle, in pieno stile Scampia. I pali si appostano all'altezza delle vie laterali di accesso, avvertono con il cellulare - o con le più efficaci urla - in caso di movimenti sospetti o forze dell'ordine nelle vicinanze - . All'interno del locale vengono confezionate le dosi e, per risparmiare sui costi di produzione, viene allestita una vera e propria serra con tanto di ventilatori, climatizzatore e lampade alogene: così accelerano i tempi di maturazione della marijuana per aumentare l'offerta. Quando i carabinieri entrano nel fondo, dentro la serra ci sono soltanto i vasi: la droga è già stata raccolta. Nel vano dell’ascensore fuori uso viene trovata una pistola 9X21 Tanfoglio risultata rubata qualche mese prima a Mirteto. E cinquanta bossoli. Nella casa di Marchini invece c’è il revolver calibro 38. La matricola non è quella originale, ma è stata incisa da qualcuno dopo aver abraso quella esistente.

Troppi elementi per non pensare a un’organizzazione criminale di alto livello. Da qui la richiesta degli otto anni e nove mesi di condanna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa