Il Tirreno

Quattro milioni persi per il lavoro nero

di Libero Red Dolce
Quattro milioni persi per il lavoro nero

Le cifre della direzione territoriale del lavoro sul 2016. In provincia quasi il 60% delle ditte avevano situazioni irregolari

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CARRARA. Lo scarso rispetto per le regole sul lavoro ha un costo preciso per la comunità, che non è soltanto quello (più importante) delle centinaia di vite lasciate a macero nell’incertezza di impieghi senza certezze ed esposti ai ricatti. C’è la perdita economica: i quasi 4 milioni e mezzo di euro di imponibile evaso o omesso da gennaio a settembre di quest’anno, tra contributi non pagati, lavoro sommerso in nero e tante altre forme di violazioni delle norme sul lavoro nella nostra provincia.

Il da fare agli ispettori del lavoro di Massa-Carrara non manca. La Direzione territoriale del lavoro (Dtl) di Lucca e Massa Carrara ha effettuato 1607 ispezione nei primi nove mesi dell’anno, di cui 676 da parte della sede di Carrara. Delle pratiche concluse, che a Carrara sono 386, ben 228 hanno mostrato irregolarità. Si tratta del 59,08%, un dato alto e sopra la media nazionale che si aggira intorno al 50%. «A onor del vero – spiega la direttrice Annamaria Venezia – il dato dipende anche dalla capacità dell’ufficio di intervenire in situazioni di irregolarità, dunque il dato può cambiare. In ogni caso è in linea con quello dello scorso anno».

Le ordinanze definitive sono state 265, per un totale di 987 mila euro. C’è però un problema a riscuotere, segno anche di una certa fragilità del tessuto economico e delle imprese, che hanno difficoltà a pagare. Finora di quei milioni mancanti sono stati riscossi solo 46mila euro, ai quali sommare 30mila euro rateizzati. «Molti non pagano perché non hanno i soldi – chiarisce Venezia – e il meccanismo di rateizzazione è pensato proprio per questo. Sono trenta rate a interessi zero: le sanzioni non devono soffocare ma consentire a chi ha sbagliato di emendare gli errori e rimanere sul mercato».

Impressionante infatti il dato sulle ingiunzioni iscritte al ruolo e che ancora devono essere pagate. Ben due milioni e mezzo di euro che si trascinano dagli anni passati. E se si guarda al dato di quest’anno non si fatica a capire come mai.

«Quest’anno solo dieci richieste di rateizzazione – commenta la direttrice – cinque dal commercio, quattro dall’edilizia e una dall’industria». Molti, probabilmente, non sanno che esiste questa possibilità. Altri invece preferiscono evitare le verifiche che la Direzione territoriale del lavoro fa all’Agenzia delle entrate per controllare lo stato patrimoniale delle imprese e decidere l’importo delle rate. A volte è meglio che nessuno si metta a scavare non c’è necessità.

Sul totale del personale irregolare riscontrato la maggior parte delle violazioni riguardano il lavoro nero (306), l’orario di lavoro (296) e la riqualificazione di rapporti di lavoro (lavoratori assunti con mansioni o retribuzioni diverse da quelle realmente svolte). «Quelle sull’orario di lavoro sono le più difficili da provare purtroppo – spiega la direttrice Venezia – servono testimonianze incrociate. Una volta riuscimmo a provare che un lavoratore prestava servizio il sabato, non previsto dal contratto, perché produceva mail e documenti con la data. In genere però è dura».

«Ci sono anche le conciliazioni che fanno i conciliatori monocratici, uno a Lucca e uno a Carrara. La conciliazione, quando possibile, è uno strumento molto efficace, per questo ne abbiamo due, in modo da non lasciare sguarnito il territorio. Il datore di lavoro evita la sanzione e il lavoratore ottiene ciò che aveva chiesto», chiarisce Annamaria Venezia. Delle 607 richieste di intervento pervenute quest’anno, 112 sono state portate di fronte ai conciliatori. 80 quelle definite con un accordo.

Il lavoro non è facilitato a volte dalle leggi che Roma impone. Emblematico il caso di tre società collegate tra loro che si sono sciolte per costituire una nuova società intestata a un dipendente di una di esser per assumere tutti i licenziati dalle tre società preesistenti. Prima a tempo determinato, poi con un indeterminato per usufruire degli sgravi della legge di stabilità 2015.

«La Dtl è aperta a tutti, dal lavoratore più vessato all’imprenditore. L’importante è che la gente capisca quanto il nostro ruolo, che è improntanto alla terzietà, possa essere decisivo. Bisogna però produrre prove, avere in mano un quadro probatorio solido. I casi più difficili sono quelli dei lavoratori che stanno in ambiente domestico, come le badanti. Spesso si rivolgono a noi quando è troppo tardi per intervenire, nessuno che testimoni della situazione esistente. Il mio è un appello a rivolgersi a noi quando ancora è possibile fare qualcosa, producendo quante più prove possibili ».

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