Sicurezza
Picchia la moglie: condannato
L’uomo aveva preso l’ex compagna per i capelli e l’aveva trascinata via
MASSA. Quei calci e quei pugni che ha dato alla ex compagna, anche quando la coppia viveva sotto lo stesso tetto, gli sono costati una condanna a due anni e sei mesi. La sentenza del giudice Alessandro Trinci è arrivata ieri, in pratica accogliendo le richieste del pubblico ministero Marco Rappelli. Mentre la difesa, che aveva chiesto l’assoluzione dell’uomo, presenterà appello non appena verranno depositate le motivazioni.
Lui nordafricano, lei italiana. Era stato amore a prima vista il loro: dopo pochi mesi che si frequentavano i due vanno a vivere nella stessa casa e iniziano una relazione vera e propria. Senza problemi, apparentemente. Nasce una prima bambina (adesso ha sei anni) e lui diventa più distratto. Anche perché non è che faccia una vita molto regolare, entra ed esce di galera per reati legati allo spaccio e contro il patrimonio. Infatti ieri era accompagnato da una guardia penitenziaria in tribunale. Dopo la prima figlia diventa pure manesco e la donna decide una prima volta di troncare la storia. L’uomo sembra aver capito lo sbaglio e chiede perdono. Le cose si assestano per qualche tempo, tanto che lei resta nuovamente incinta. E nasce una seconda bambina. È il 2013. A quel punto lui diventa un vero e proprio orco. Una sera completamente fuori di sé prende la compagna a calci e poi la afferra per i capelli facendole fare le scale a forza, in ginocchio. È la goccia che fa traboccare il vaso. La ragazza è costretta ad andare al pronto soccorso. Viene refertata con sette giorni di prognosi per le escoriazioni e le contusioni che ha riportato nello scontro con il padre delle sue figlie.
Parte un’indagine che porta alla denuncia per maltrattamenti in famiglia. E il processo. I due si separano ma continuano a vedersi di nascosto dalla famiglia della giovane, perché nonostante tutto non se la sente di non farle vedere più le piccine. E la difesa ha giocato proprio su questo aspetto per chiedere l’assoluzione, ma il giudice Trinci ha deciso che quelle botte dovevano essere punite. Tra sessanta giorni le motivazioni di questa sua decisione.
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