Sicurezza
In cava rilevate irregolarità sugli orari
In nove mesi controllate 9 aziende, con problemi vari tra ferie e straordinari non pagati
CARRARA. «Ci vuole e ci vorrà del tempo, ma la nostra azione nelle cave sta portando dei frutti. Bisogna però che chi lavora su capisce che abbiamo intenzione di fare sul serio». Annamaria Venezia, direttrice della Direzione Territoriale del lavoro Lucca e Massa Carrara, assicura che i riflettori dei suoi uffici sono puntati anche sulle montagne.
«È un ambiente chiuso, diffidente – commenta – ma qualcosa si sta smuovendo. L’anno scorso siamo andati noi, quest’anno abbiamo coinvolto Asl, Inps e Inail e non abbiamo intenzione di fermarci».
Nel 2015 hanno ispezionato 21 aziende che operano nei bacini marmiferi e in un’azienda è stato riscontrato l’impiego di 2 lavoratori in nero. «Le aziende hanno pagato subito la sanzione elevata dagli ispettori», spiega Venezia. Altre tre aziende sono state sanzionate per il superamento del limite di ore di straordinario. Uno dei fattori che aumentano il rischio sul lavoro, soprattutto in un ambiente duro come le cave.
«La cosa curiosa che è emersa – dice la direttrice Venezia – è che dall’esame dei Libri Unici del Lavoro delle varie imprese emerge che tutte le aziende hanno dimostrato un trend lavorativo “border line” in materia di orario di lavoro. Tutti o quasi insomma segnano che lavorano al limite del consentito, con margini di venti o trenta minuti. È un dato strano in un lavoro che non è che sia così preciso con gli orari data la sua natura».
Quest’anno invece controlli in 9 aziende, delle quali 4 sono risultate regolari e 4 irregolari per ore di lavoro straordinario svolte nelle giornate di sabato. Un’altra irregolarità invece riguarda per violazioni in materia di ferie annuali.
Controlli anche a valle, in laboratori e segherie. Il 29% delle aziende visitate erano irregolari, con 90 lavoratori con situazioni di irregolarità accertate.
«Nelle cave la nostra attenzione resta alta, ma non è l’unico mondo sul quale ci concentriamo. Anche nell’edilizia, storicamente a rischio per le condizioni di salute, c’è molta attenzione. Lì il problema riguarda più problemi di salute e sicurezza, meno invece questioni di voucher. Anche perché sono vietati, se sindacati o altri lavoratori dovessero venire a sapere di pagamenti con questo strumento sarebbe meglio che informassero gli ispettori. Nell’edilizia il problema maggiore è il sistema dei sub appalti».(l.r.d.)
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