Proteste
Cavatori, c’è l’intesa all’assemblea di fuoco
L’attacco della Lega ai sindacati. Chiesta la modifica sulla Cig
CARRARA. Era calda la sala della biblioteca di Carrara, costante e baritona come la ventola di una macchina in inverno. L’assemblea dei cavatori in sciopero parte piano, con scambi di vedute; si riscalda con l'andare, fino a che le parole non si fanno accuse e il borbottio della platea entra in coppia con gli interventi dal palco dei sindacati.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.14430714:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2016/11/18/news/la-tregua-fragile-per-fermare-le-norme-sul-maltempo-1.14430714]]
La detonazione non arriva per un soffio alla fine: il documento uscirà approvato da tutti: modifica delle norme e richiesta di un incontro al prefetto. ;ma le parole si sono presto trasformate in accuse. E la distanza tra Lega dei Cavatori e sigle sindacali (Cobas, Fillea Cgil e Fenea Uil) rimane ampia.
«A noi cavatori non ci fanno paura la pioggia, la neve e il ghiaccio. No, tante volte abbiamo lavorato così. Ma vogliamo portare a casa la pelle». Lo urla scattando in piedi Riccardo Chiappini, tra i tanti cavatori in platea ad ascoltare gli interventi dei sindacalisti.
È lo spartiacque dell’assemblea e la pietra tombale sull’insinuazione più meschina, anonima, che arriva da fuori. Che i cavatori non vogliano lavorare con la nebbia, con il freddo e le maniche zuppe d’acqua. Da lì in avanti gli inviti all’unione rischiano di naufragare contro lo scoglio del passato: la gestione del conflitto da parte del sindacato.
«Per un paio di scarponi mio padre ha scioperato per 40 anni, noi domani saremo di nuovo a lavoro e niente sarà cambiato». Andrea Vannucci, presidente della Lega dei Cavatori, si è alzato dal suo posto e in due passi è al tavolo dei sindacalisti. «Da quando esistiamo ci snobbate – dice duro a Roberto Venturini della Cgil che lo ascolta seduto – non avete preso nemmeno in considerazione il provvedimento sul colpo di calore. Non avete fatto niente».
Poco prima aveva aperto la gragnuola un altro cavatore, Michele Tartanelli. «Come siamo arrivati a questo punto, che la gente ha paura a scioperare? Fuori non c’è lavoro e anche se oggi qui siamo tanti, quanti sono rimasti su a lavorare? È impossibile lottare in queste condizioni. La domande è: chi ha accettato tutte le porcate fatte fin qui?».
A conciliare dal tavolo ci provano tutti, ma la marea è montante. Fa un intervento accorato il segretario confederale Cgil Paolo Gozzani. «Quando qualcuno muore in cava c’è la solita sfilata delle istituzioni, tutti a dire “non succederà più”. E poi il governo approva queste cose. Gli incidenti succedono perché le norme di sicurezza non vengono rispettate, così come gli orari di lavoro. E la circolare dell’Inps che limita l’accesso alla cassa integrazione è un ulteriore attacco a questi principi. La sicurezza è un principio fondamentale. Ritroviamo l’unità su questo».
L’assemblea è di quelle infiammate, che tradiscono l’urgenza della partita in gioco, l’ansia di confrontarsi anche a muso duro. Si parla della vita dei lavoratori. «No, con la sicurezza non si scherza. Lo smantellamento dei diritti non lo hanno voluto i sindacati», dice a un lavoratore preso da parte Francesco Fulignani della Uil.
Lo spettro che si aggira è quello dell’impotenza di fronte a decisioni già prese. La solitudine di un’avanguardia di cavatori lasciati soli a scioperare in tutto il territorio nazionale, per una decisione che peraltro coinvolge l’intero settore edile. «Loro sono messi peggio di noi – commenta uno scioperante sconfortato – al primo accenno di sciopero li prendono e mandano a casa».
«L’inverno è alle porte, l’inverno è domani. È oggi. E quando si dovrà andare in cava con il ghiaccio che si farà? La norma è già operativa, bisogna cambiarla subito», rilancia all’assemblea Roberto Venturini della Cgil. Propone un percorso: un documento, una protesta che coinvolga l’Asl, l’Inps e il Prefetto e una manifestazione sotto la Regione. Una risposta dal governatore Enrico Rossi.
Ancora Chiappini dal pubblico si chiede perché non ci siano a scioperare «i cugini versiliesi». E alla segretaria della Fiom Luisa Pietrini, venuta a portare la solidarietà e «l’intenzione dei metalmeccanici di cercare una convergenza», molti chiedono come e quando si farà. Ticchetta l’orologio: L’inverno sta arrivando: è domani, è oggi.
Lo strumento dello sciopero però è avvertito da molti come un’arma spuntata. I portafogli si alleggeriscono e la situazione non cambia, per condensare il succo delle critiche. «Il sindacato c’è stato, stiamo proponendo qualcosa: lo sciopero lo abbiamo indetto noi», dice Dino Novembri dei Cobas.
Alla fine il confronto si stempera in piccoli gruppi a parlottare. I miei con i miei i tuoi con i tuoi, a ripetere le rispettive ragioni. Il documento che l’assemblea partorirà sarà un testo d’intesa, senza nessuno smarcamento. A conciliare è Anselmo Ricci, della cooperativa di Cava Gioia. «Dobbiamo domandarci come se ne esce, una restrizione così non è mai esistita. La cassa integrazione l’hanno ottenuto i nostri padri, va difesa. Oggi usciamo con un documento unitario».
Oggi si torna in cava, con l'impegno di un immediato futuro gravido d'incontri. Nel mentre un occhio al blocco e uno al cielo. Che non sia gravido di nuvole.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
