Il dolore
Ragazzine adescate, trentenne a giudizio
L’uomo le contattava tramite Internet: è stato indagato dalla Procura per i minori di Genova. Chiesto l’abbreviato
LICCIANA NARDI. Ha scoperto di essere sotto indagine un anno fa quando i carabinieri hanno bussato alla porta di casa sua, a Licciana Nardi. Hanno bussato e perquisito ogni angolo dell’abitazione per sequestrare poi il suo computer portatile e una sim card telefonica.
A disporre la perquisizione il tribunale di Genova, su richiesta del pubblico ministero Gabriella Dottu, titolare di un’indagine sulla pedo-pornografia (è Genova, infatti, la procura competente per i reati che coinvolgono minorenni).
Ora, ad un anno dalla perquisizione e dal conseguente sequestro, il trentenne di Licciana Nardi deve difendersi davanti al giudice: è accusato di aver usato i social network per adescare ragazze minorenni. Dal settembre al dicembre del 2013 - secondo l’accusa - il lunigianese avrebbe utilizzato internet per prendere contatti, quindi adescare, ragazze al di sotto della maggiore età.
Dopo il sequestro del computer e della sim, la Procura di Genova ha nominato un consulente informatico per analizzare tutto il materiale contenuto nella memoria dei dispositivi. Alla perizia ha quindi fatto seguito l’avviso di conclusione indagini e la richiesta di rinvio a giudizio.
Ieri mattina a Genova, si è tenuta l’udienza preliminare: il trentenne lunigianese, di fronte al giudice per l’udienza preliminare, appunto, ha formalizzato, assistito dall’avvocato Alessandro Ravani, la richiesta di rito abbreviato, richiesta che il gup ha accolto. La prossima udienza è fissata per il 31 gennaio 2017. Ieri mattina a Genova, davanti al gup, si sono costituiti parte civile, rappresentati dall’avvocatessa Sabrina Menichelli di Sarzana, i genitori di una delle ragazzine adescate dal trentenne lunigianese. Papà e mamma della minorenne sono, infatti, le uniche due persone ad aver deciso di costituirsi.
I fatti contestati dalla procura dei minori di Genova, per cui l’uomo è a giudizio, risalgono agli ultimi mesi del 2013, per il trentenne non sono mai scattate le manette, nè diversa misura restrittiva: l’uomo è ed è sempre stato indagato a piede libero.
Il reato contestato(adescamento di minorenni) secondo gli inquirenti sarebbe stato commesso in Lunigiana, a Licciana e ad Aulla, ma la Procura titolare non è, come dicevamo, quella di Massa Carrara, ma quella di Genova perché competente per i reati che coinvolgono minori. La posizione dell’uomo sarebbe emersa durante un’ampia inchiesta sull’adescamento di minori attraverso la rete.
Adesso il trentenne dovrà chiarire la sua posizione davanti al giudice il prossimo 31 gennaio.
(c.s.)
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