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Servizi, marmo e cultura: la Svolta presenta le priorità

CARRARA. La Svolta nasce dopo la tragica vicenda dell'alluvione del novembre 2014, durante il periodo dell'occupazione della Sala di Rappresentanza del Comune «quando donne e uomini, che prima non si...

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CARRARA. La Svolta nasce dopo la tragica vicenda dell'alluvione del novembre 2014, durante il periodo dell'occupazione della Sala di Rappresentanza del Comune «quando donne e uomini, che prima non si conoscevano- si legge nella nota di presentazione della associazione - hanno cominciato a discutere e riflettere sullo stato di degrado in cui versa la nostra città. Incontro dopo incontro ci siamo resi conto che cambiare l'attuale stato di cose era non solo necessario ma anche possibile attraverso la costruzione di un'alternativa valida, dal basso, a partire dalla società civile e uscire così una volta per tutte dal marcio in cui la nostra città è sprofondata, proprio attraverso una rifondazione della partecipazione popolare oggi delegata ad un agglomerato di politicanti lontano dai cittadini». «L'idea - prosegue la nota - fu quella di distanziarci dai partiti politici, facenti parte della maggioranza ma anche da quelli che in tutti questi anni hanno fatto una finta opposizione; altro elemento che abbiamo condiviso fu la distanza dal movimento 5 Stelle. Per tali considerazioni ci siamo posti la ricerca di un'alternativa valida, costruendo assieme ad altre liste civiche, una possibile coalizione che ponga le basi per governare questa città alle prossime amministrative». E giù l’elenco degli elementi primari della associazione che comprendono, fra gli altri: «La reale e concreta pubblicizzazione dei Servizi primo fra tutti l'acqua (anche nel rispetto del referendum), ma anche i trasporti, la raccolta rifiuti, le farmacie. E ancora: la rivisitazione di tutto il comparto marmo, dove si andrà a definire nell'immediato (per parafrasare nei primi 100 giorni) un nuovo regolamento degli agri marmiferi - prosegue la nota - Una nuova gestione del sociale che parta da uno studio serio del disagio, perché Carrara ha un tessuto sociale disomogeneo e tante sono le criticità. Smettere una buona volta di utilizzare questo settore solo come un "contentino" dato agli amici o come voto di scambio, in barba alle reali necessità dei cittadini. Il turismo attraverso una riqualificazione dei luoghi caratteristici e unici del nostro territorio, dai monti al mare con al centro la città che invece oggi risulta essere diventata un agglomerato di case al servizio dell'area mineraria. Le cave non vanno chiuse ma razionalizzate con un piano estrattivo che faccia da volano a tutta una serie di attività come i laboratori di scultura e di artigianato del marmo oppure con la creazione di percorsi storico-naturalistici nel Parco delle Alpi Apuane. Ormai a Carrara il commercio è stato azzerato, sono molti più i negozi chiusi che quelli aperti, invece potrebbero essere una concreta possibilità di investimento e di legame di tutta la comunità».E infine: «Il turismo attraverso una riqualificazione dei luoghi caratteristici e unici del nostro territorio, dai monti al mare con al centro la città che invece oggi risulta essere diventata un agglomerato di case al servizio dell'area mineraria».

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