Pedopornografia, denunciato bagnino
Nella maxi operazione della Polizia postale di Firenze è coinvolto anche un “life guard” apuano. Perquisita la sua casa
CARRARA. C’è anche un bagnino apuano fra le persone indagate dalla polizia per un grosso giro di pedopornografia che ha portato a 5 arresti e 30 denunce in mezza Italia.
L’uomo, cinquantenne, risiede a Carrara ma ha lavorato a lungo sulla spiaggia di Marina di Massa, come addetto alla sicurezza dei bagnanti: bagnino, appunto. Un insospettabile.
La sua abitazione è stata perquisita dagli uomini della Polizia postale e delle comunicazioni di Firenze che conduce l’inchiesta. E il suo computer è stato praticamente passato ai raggi x. Una verifica che avrebbe fatto emergere elementi di responsabilità a suo carico. Nella sua casa, così come in quasi tutte le altre perquisite nell’ambito di questa operazione (44 in tutto i siti perquisiti), sarebbero stati trovati – così hanno riferito gli inquirenti – elementi tali da fare ritenere che l’uomo non fosse soltanto un visitatore occasionale del sito pedofilo, ma che lo frequentasse con una certa assiduità scaricando materiali video e utilizzando password segrete.
La polizia, insomma, è convinta che quest’uomo, che ogni estate dalla sua postazione sulla spiaggia infondeva sicurezza e vigilava sulla sicurezza dei bagnanti, a cui magari le mamme si raccomandavano di tenere d’occhio il figlio perchèe non si allontanasse troppo da riva, avesse un lato oscuro. Quello di scaricare dal web immagini e video con contenuti pornografici con bambini. Anche di soli 10 anni. Un reato «odioso e obbrobrosio», come lo definisce il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo che conduce l’inchiesta, denominata Sweep web. Accuse infamanti da cui l’uomo sarà chiamato a difendersi nei prossimi passaggi dell’indagine.
L’operazione è partita circa un anno in seguito alla denuncia di una persona di Livorno che dopo aver scaricato un file musicale pirata tramite un sito web, si era ritrovato invece un video pedopornografico. Gli agenti della Polizia postale coordinati dalla dirigente della Polposta della Toscana Elena Pompò per entrare nel giro hanno hanno utilizzato una tecnica di infiltrazione. Hanno finto cioè di di essere interessati a immagini e video, e per sei mesi hanno tracciato e indagato tutti coloro che scaricavano materiale pedopornografico con normali programmi di file sharing, anche se per accedere alla sezione più nascosta del web occorrevano particolari password. Poi, una volta raccolto il materiale, hanno fatto partire le perqusizioni e i provvedimenti di arresto e denuncia con il coordinamento dell’ autorità giudiziaria
Le perquisizioni sono avvenute in Veneto, in Lombardia, in Toscana, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Puglia e Sicilia. In Toscana sono scattate due perquisizioni: una ad Arezzo che ha portato all’arrsto di un disoccupato di 40 anni. L’altra fra Massa e Carrara che ha portato alla denuncia del bagnino carrarese.
Altro servizio a pag. 8
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