Il Tirreno

Assoluzione piena per il dottor Nicola Bocci

Il noto medico era accusato di aver operato a Pisa alcuni suoi pazienti visitati privatamente a Massa

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PISA. Assolti perché il fatto non sussiste. Con la formula più ampia il professor Paolo Bruschini, 73 anni, pisano, in servizio a Cisanello prima della pensione, e il medico massese Nicola Bocci, 55 anni, entrambi otorinolaringoiatri, hanno ottenuto l’assoluzione in un procedimento avviato come indagine nel 2010. È stato il primo collegio (presidente Murano, a latere Mirani e Poggi) a leggere la sentenza poco dopo le 17 dopo la camera di consiglio preceduta dalle richieste del pm Giovanni Porpora (due anni per Bocci, 9 mesi per Bruschini) e le arringhe dei difensori (Riccardo Martini per Bocci, Stefano Del Corso per Bruschini). L’azienda ospedaliera si era costituita parte civile.

Nel processo venivano contestati ai due imputati i reati di omissione e abuso di atti di ufficio e falso materiale commesso da pubblico ufficiale. Secondo la Procura il dottor Bocci avrebbe operato, nella clinica di otorino in seno all’azienda ospedaliera, alcuni suoi pazienti visitati da privato a Massa. Non avrebbe potuto farlo per due motivi: primo, perché non c’era alcun contratto tra l’Aoup e il professionista; secondo, il chirurgo dopo un patteggiamento per essersi trattenuto i soldi che doveva versare all'Asl per le visite intramoenia, si era dimesso dall’ospedale massese e non poteva operare in strutture pubbliche. Cosa ci facesse a Cisanello da medico privato, il dottor Bocci lo aveva spiegato nel corso di una lunga deposizione.

«Dopo il patteggiamento - fu il racconto del medico in aula - incontrai il direttore generale dell’Asl di Massa, Antonio Delvino. Il problema era che su almeno 600 interventi all’anno eseguiti in quell’ospedale, circa 300 erano miei. A livello di provincia di Massa Carrara solo io potevo e posso fare certe operazioni. Il direttore mi manifestò l’esigenza di tutelare i pazienti e mi chiese se conoscevo qualcuno a Pisa dove, a livello amministrativo facendo parte dell’Area Vasta, non ci sarebbero stati problemi. Il professor Bruschini è stato il mio maestro. È un luminare. E così ai pazienti che dopo la visita nel mio ambulatorio mi chiedevano dove potevano essere operati consigliavo il meglio, cioè Pisa. Poi, per una forma di riguardo e di cura nei loro confronti, quando mi comunicavano la data dell’intervento facevo in modo di essere presente a Cisanello. Sì, stavo in sala operatoria, ma solo per assistere. È una prassi normale». Il dottor Bocci in aula ricordò di non fare più interventi da almeno 7 anni e di svolgere solo attività professionale privata.

Altro aspetto al centro dell’esame dell’imputato era stato quello delle schede di dimissioni scritte a mano da Bocci, ma firmate da altri medici.

«Le avevo scritte sotto dettatura - disse il chirurgo -. Capita che chi firma le schede di dimissioni non sia quello che ha effettivamente operato. Ero conosciuto nella struttura dove ho lavorato per 6 anni. In tutta questa storia non ho avuto alcun vantaggio economico». A distanza di 4 anni dall’inizio del processo è arriva la sentenza di assoluzione.

Pietro Barghigiani

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