Il Tirreno

"Schiavi" alle cave per un videoclip musicale

di Libero Red Dolce
Le comparse durante la lavorazione del videoclip
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Le comparse durante la lavorazione del videoclip

Ottanta comparse a tempo di rap

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CARRARA. Il cappotto nero contiene a malapena il corpo muscoloso dell’uomo in nero che da un pulpito rialzato sulla cava si rivolge a una piccola folla che lo guarda soggiogata dal basso. Attorno a lui tre modelle con degli Ak-47 al collo e un uomo che urla quelli che sembrano degli ordini in tedesco.

Prima che lo straniamento si rafforzi un altro uomo traduce in italiano: «Mettetevi in ordine per file e quando il regista chiama la vostra dovete inginocchiarvi. Si parte dalla nove fino alla uno». Per il secondo e ultimo giorno di riprese del videoclip di un rapper tedesco “l’anfiteatro” scavato nel marmo della cava Barattini si è riempito delle 80 comparse selezionate dieci giorni fa dalla squadra del regista berlinese.

A supportarli otto professionisti della Schmid Productions, una casa di produzione milanese che si occupa tra le altre cose di pianificare sul territorio il lavoro delle troupe straniere che scelgono di girare in Italia.

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Sul bianco della cava fanno netto contrasto due drappi neri, lunghi e rettangolari, che scendono dal podio del rapper quasi fino a terra. Sono quasi inquietanti nella loro marzialità: lo sfondo nero con al centro un cerchio con una “K” iscritta. Non è stato possibile capire il significato perché la produzione tedesca al momento, fino al lancio del video online previsto per venerdì, non vuole diffondere notizie sulla trama. Nè svelare l’identità del musicista.

Le giornate di riprese si sono divise in due momenti. Sabato la troupe, insieme a quattro modelle (due arrivate da Parigi, due da Berlino) hanno girato le scene che vedono protagonista il solo rapper. Ieri mattina, poi, si sono aggiunte le ottanta comparse selezionate nell’ultima settimana ad Avenza dopo il casting di lunedì e martedì. Facce di apuani per recitare la parte degli schiavi in cava.

Sul lato della cava delle gabbie vuote, con dei bastoni intorno. Di mattina hanno girato alcune scene con gli schiavi in prigionia, mentre nel pomeriggio la scena principale con gli schiavi a tirare un blocco di marmo di 17 tonnellate con delle funi.

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A osservare tra il divertito e l’annoiato la scena due bellissimi dobermann arrivati da Pisa, per un’apparizione nel video. In attesa del loro turno si sono divertiti a sporcare il lucidissimo pelo rotolandosi sulla polvere di marmo.

Soddisfatto il proprietario della cava Franco Barattini: «Mi fa piacere ospitare queste iniziative, la città si deve muovere, bisogna organizzare eventi. Quando mi hanno contattato ero ben felice di ospitarli, anche se è stato faticoso. Ho passato l’intera giornata qua, per controllare che non succedessero incidenti». A vegliare sulla scena i volontari della protezione civile.

«Dobbiamo ringraziare il comune e i proprietari delle cave – dicono dalla produzione – un’accoglienza incredibile. In una settimana abbiamo messo su tutto, e non era semplice».

Mentre le comparse si preparano per la scena del blocco chiediamo a Barattini se possono farcela a spostarlo. Sorride. «Se fossero stati vecchi cavatori – mima un gesto portandosi le mani alla bocca – oooh, un urlo e si spostava. Ma questi qui non lo muovono mica», ridacchia sornione. Poco importa, per dare effetto alla scena basterà la sapienza di regista e scenografo.

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