Il Tirreno

Cavatori e Marmifera, ecco come eravamo

Cavatori e Marmifera, ecco come eravamo

Prosegue con successo al Garibaldi la proiezione delle pellicole d’epoca di Bruno Dell’Amico

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CARRARA. Un magnifico dono da condividere con chi è interessato a tener viva la memoria comune sul territorio apuano. Questo il senso della "Cineteca Bruno Dell'Amico", cineforum che ha visto la riapertura del cinema comunale "Garibaldi". L'iniziativa, voluta da Evandro e Lia Dell'Amico per ricordare l'opera registica del loro padre Bruno (Carrara 1920-1998), prevede una serie di 4 incontri. Dopo la proiezione de "Il pericolo e l'attesa" (1966), documentario ecologista ante litteram che già 50 anni fa denunciava il grave inquinamento provocato dalla zona industriale apuana, è stata la volta del secondo appuntamento della rassegna, dedicato agli studenti del polo artistico "Artemisia Gentileschi", nel corso del quale sono state proiettate tre pellicole che documentano il modo in cui avvenivano il lavoro in cava ed il trasporto del marmo negli anni '60 e '70. Si tratta de "L'ultima fumata" (1964), sulla storia della Ferrovia marmifera, la linea privata utilizzata dal 1876 al 1964 per trasportare i blocchi di marmo dai monti al piano, "Underground" (1976-77), che descrive il duro lavoro nella cava sotterranea di Fantiscritti e "...E il pane s'è fatto duro" (1963), premiato al II Festival empolese del film amatoriale 8 millimetri, un cortometraggio a soggetto su un incidente mortale in cava che anticipa di quasi 10 anni "12 dicembre" (1972), il documentario che Pier Paolo Pasolini, in collaborazione con Lotta Continua, dedicò alle morti bianche avvenute nelle nostre cave. Un problema ancora tremendamente attuale, se pensiamo che nel settore lapideo apuano, nel giro di 6 mesi, tra il 2015 ed il 2016, vi sono stati 5 infortuni mortali sul lavoro. Servendosi di veri cavatori in veste di attori, Bruno Dell'Amico, già all'inizio degli anni '60, ricostruiva il dramma del trasporto di una vittima del lavoro, dalle cave al piano, passando dai Ponti di Vara, a bordo di un vagone ferroviario della Marmifera. Un compagno del defunto, durante il tragitto, rievoca la propria storia, ricordando come è divenuto cavatore, nonostante gli ammonimenti del padre, che egli ha perduto anzitempo a causa di un altro incidente mortale in cava. Un film coraggioso ed in anticipo sui tempi, dunque, come molte altre delle 33 pellicole realizzate da Bruno Dell'Amico, risorte a nuova vita grazie a Claudio Gavioli, un tecnico di un laboratorio video di Bordighera che in un anno ha realizzato il restauro di tutti i film di questo autentico "artigiano della cinepresa", come Bruno amava definirsi. Gli studenti del "Gentileschi" si sono dunque potuti godere nella rinnovata sala "Garibaldi" scene di grande valore storico quali il traino con i buoi dei carri contenenti i blocchi di marmo, il percorso della Marmifera, con i suoi binari e lo smontaggio delle locomotive effettuato con la fiamma ossidrica. Ma quello che ha colpito maggiormente sono state le immagini dei cavatori, vecchi e giovani, nelle scene dei tre film. Nei loro volti e nei loro movimenti, pacati e cadenzati, si leggeva infatti tutta la fatica, il sacrificio e la saggezza di chi ha dedicato la vita ad un lavoro ingrato e pericoloso. «Tutto ciò -afferma Evandro Dell'Amico- dovrebbe far riflettere le nuove generazioni sul valore umano di queste persone e sulla complessità del ciclo di lavorazione necessario all'estrazione ed al trasporto del marmo».

David Chiappuella

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